Lavoro e competenze – giovani e imprese per il futuro
Il termine “lavoro” ha un’origine etimologica complessa e ricca di significati, che affondano le radici sia nel latino sia in lingue indoeuropee più antiche, con importanti riscontri anche nella cultura greca. In latino, la parola prende origine da “labor” che significa “fatica”. A sua volta, questa radice latina sembra derivare da una radice sanscrita più antica, “labh-rabh”, che letteralmente significa “afferrare”, mentre in senso figurato indica “orientare la volontà”, “intraprendere” o “ottenere”. Dal latino “labor” deriva anche il verbo “labōrare”, che indica l’azione di compiere uno sforzo fisico o mentale. Questa ambivalenza tra lavoro come fatica e lavoro come mezzo per ottenere, realizzare un intento, si riflette anche nelle lingue e culture europee successive, nella complessità del rapporto umano con l’attività lavorativa. In fisica, il termine “lavoro” è stato introdotto nel 1826 dal matematico francese Gaspard Gustave de Coriolis e viene definito come “una grandezza scalare, data dall’energia scambiata tra due sistemi quando avviene uno spostamento attraverso l’azione di una forza, o una risultante di forze, che ha una componente non nulla nella direzione dello spostamento”.
Nella filosofia, il lavoro non è solo un’attività economica o materiale, è l’atto attraverso il quale l’uomo si immette nella storia e nella sua dimensione collettiva e sociale, esprimendo se stesso: una dimensione fondamentale per comprendere l’identità, la libertà, la socialità e il senso stesso dell’esistenza umana. Non solo un mezzo economico, ma un contributo umano da valorizzare nelle organizzazioni. Nell’arte, il lavoro è un tema poliedrico che riflette i mutamenti sociali, culturali e storici attraverso i secoli: simbolo di fatica, dignità, lotta sociale, ma anche di trasformazione e progresso, tra realtà materiale, sociale e simbolica dell’attività lavorativa. Nella Costituzione Italiana (art. 1) il lavoro è un principio fondamentale, regolato e definito a livello normativo da un complesso sistema giuridico che tutela i diritti dei lavoratori e disciplina i rapporti di lavoro, con particolare attenzione alla sicurezza, alla tipologia contrattuale e alla dignità del lavoratore. Si potrebbe proseguire per pagine e pagine, ore e ore a declinare il tema in tutti i suoi molteplici aspetti, ma quali sono oggi le parole e le competenze che associamo al lavoro?
Cosa significa oggi lavoro
Abbiamo posto questa domanda a oltre 200 giovani, imprese, manager, professionisti in una recente indagine condotta da ISTUD Business School e Cottino Social Impact Campus. Il risultato è chiaro. Il lavoro non è più solo un contratto o una funzione, ma un sistema di significati che connette l’inclusione, come leva di autonomia e realizzazione; l’impatto, come contributo reale alla società e alle imprese; il benessere, come approccio consapevole alla complessità; il merito, come centro del valore e del cambiamento; il successo, come condizione per una crescita condivisa.
Rispetto alle fasce di età coinvolte nell’indagine, i giovani fra i 15 e i 18 anni associano al significato del lavoro queste parole in ordine di importanza: soldi, carriera, impegno, crescita professionale. Proseguendo fra i 19 e i 22 anni iniziano ad affacciarsi anche termini come autonomia, realizzazione e successo. La fascia d’età 23 – 26 anni, popolata da studenti, stagisti/tirocinanti, lavoratori al primo ingresso, oltre alle parole già riportate dagli altri target, introduce equilibrio, stabilità, benessere. Entro i 30 anni, realizzazione e stabilità sono le parole più votate, ma al contempo inizia a farsi strada anche lo scopo, l’importanza di generare un impatto. Oltre i 31 anni la realizzazione e l’impegno restano le parole chiave, ma se ne affacciano altre come identità, senso, flessibilità, riconoscimento, autenticità, coinvolgimento, benessere, impatto e inclusione.
Quali le competenze chiave per il futuro?
Fra le risposte dell’indagine, emergono anche le competenze del futuro scelte dal campione di riferimento. Si forma così un quadro in cui alcune competenze sono considerate trasversalmente cruciali, mentre altre acquisiscono importanza con l’esperienza. Nelle fasce d’età dei più giovani del campione, la competenza digitale viene indicata dai più, insieme a collaborazione, team working, problem solving e agilità. Si fanno strada anche pensiero critico, user experience design, storytelling e sostenibilità. Nella popolazione oltre i 30 anni, le soft skills ed in particolare le competenze relazionali vengono citate dai più, oltre alle competenze digitali, di team working e l’apprendimento con la consapevolezza che si dovrà studiare sempre (lifelong learning). Fra le risposte emergono anche multidisciplinarietà, dinamismo, sostenibilità e leadership.
In sintesi, mentre le competenze digitali sono citate da tutte le fasce di età coinvolte nell’indagine (dai 15 anni in poi), le competenze relazionali e l’apprendimento costante sono menzionate soprattutto dalle fasce di età più mature, dando prova di una consapevolezza della complessità del lavoro e dell’importanza delle interazioni umane e professionali. L’apprendimento viene letto come un percorso di sviluppo che avrà la necessità di aggiornamento continuo e di percorsi di carriera. La sostenibilità è sicuramente sentita a livello valoriale e individuale, soprattutto fra i più giovani, ma riconosciuta come una competenza solo in fasce d’età più mature.
Lavoro, competenze, futuro
Le competenze emerse nell’indagine trovano un richiamo anche nel rapporto 2025 del World Economic Forum – Future of jobs – che traccia la sua Top Ten:
- AI adoption e capacità di lettura dei big data,
- capacità di fare rete
- alfabetizzazione tecnologica,
- pensiero creativo,
- resilienza, flessibilità e agilità,
- curiosità e apprendimento continuo lungo tutto il ciclo lavorativo e di vita,
- leadership e influenza sociale,
- gestione del talento e del capitale umano,
- pensiero analitico,
- gestione delle sfide ambientali.
Il rapporto evidenzia una trasformazione profonda e complessa del mercato del lavoro, con un forte potenziale di crescita dell’innovazione, ma anche la necessità di affrontare il gap di competenze e di adottare strategie, nuovi posizionamenti distintivi e modelli organizzativi più inclusivi e votati al benessere diffuso e sostenibile. Ciò porterà inevitabilmente per convinzione e/o per necessità alla coesistenza e accompagnamento reciproco fra algoritmi ed esperienza umana, con una sfida importante di collaborazione, costruzione di nuove competenze e, soprattutto, la necessità di una solida alleanza intergenerazionale che faccia di purpose, impatto, valori e trasferimento di competenze reciproco la sua forza trainante.
Starà a tutti noi determinare quanto questa alleanza sarà in grado di produrre e scambiare conoscenze e competenze, generare nuova consapevolezza di sé e del contesto, radicarsi in comportamenti virtuosi, integri e lungimiranti, ma solo così si otterrà un vero apprendimento reciproco. Giovani e imprese per costruire il futuro sembra un bel claim; crederci e impegnarsi reciprocamente sappiamo bene che è più complesso, ma grande è la ricchezza che può scaturirne. Nella mia esperienza umana e professionale ho la fortuna di interagire con entrambi i target, formarli e facilitarne la sinergia a partire dalla creazione di una cultura comune dell’impatto da approcciare con coraggio, mindset innovativo e metodo. I risultati sono potenti.
Essere troppo immersi nel presente non consente di alzare lo sguardo e non solo vedere, ma soprattutto ascoltare il futuro. Essere co-designer di impatto positivo, di futuro, vuol dire aprirsi al confronto, mettendo a fattor comune significati del lavoro e competenze differenti fra loro, per essere competitivi, sostenibili e usare bene strategia e valori per la crescita del nostro tessuto sociale ed economico. Al di là delle parole chiave, delle top ten e degli scenari, il senso che diamo al lavoro resterà sempre un punto cruciale del nostro sviluppo. La capacità di vedere il valore dell’ecosistema e di esserne parte attiva nel tempo e nello spazio, guidando l’azione imprenditoriale con valori e nuova visione, sarà strettamente connessa alla capacità di saper generare e misurare l’impatto positivo tangibile e intangibile voluto, pianificato e gestito dalle imprese nel più ampio ecosistema.