Il mondo ha bisogno di ecosistemi. Anche l’impresa.

Non si cresce da soli. Si cresce in rete, allargando i propri orizzonti e dotandosi di un sistema culturale, sociale ed economico che ci consenta di sviluppare a pieno il nostro valore. Se questo vale per ogni individuo, vale ancor di più per le imprese. Riconoscere l’importanza dell’ecosistema e la necessità di esserne parte attiva è fondamentale. Significa comprendere che l’impresa non è solo connessa al suo sistema organizzativo e di mercato, ma anche al sistema istituzionale e alle sfide sociali, ambientali, di governance più ampie, che direttamente e indirettamente influiscono sulla presa di decisioni e sulla capacità dell’impresa di generare un cambiamento positivo. Significa adottare un cambio di paradigma, evolvere nel proprio percorso d’impresa, di crescita e maturità rispetto alla sostenibilità e alla generazione di impatto. 

Che cos’è un ecosistema? 

La scienza lo descrive come un sistema complesso formato da organismi che vivono in un determinato ambiente, per natura differenti fra loro, ma in relazione. Un concetto che studiamo a scuola e sperimentiamo, tocchiamo nella vita sociale, nel nostro percorso di crescita a vari livelli e che diventa ancor più importante in relazione al sistema aziendale. Prendere consapevolezza del valore dell’ecosistema significa acquisire un potente alleato non solo per la transizione sostenibile, ma anche per fare – ed essere – impresa moderna. Le rivoluzioni industriali ci insegnano che i modelli di impresa mutano nel tempo in relazione non solo alle innovazioni tecnologiche, ma anche alla maturità e complessità del contesto in cui si evolvono. Per questo si è passati, nel tempo e nelle rispettive rivoluzioni industriali, da un concetto di impresa al centro di un sistema chiuso, in cui la competitività e la crescita non erano messe in discussione, a un’evoluzione del mercato e delle sue connessioni internazionali e globali, che hanno posto le condizioni di un sistema sempre più permeabile, competitivo, aperto, per poi giungere al concetto di impresa come parte integrante dell’ecosistema. 

Le sue potenzialità sono grandi e ha alcune caratteristiche che è bene conoscere: la differenziazione interna, l’apertura, l’interconnessione, il bilanciamento dinamico, la responsiveness e il potenziale di innovazione. La differenziazione interna si riferisce alle differenze oggettive tra i diversi attori dell’ecosistema; l’apertura non è solo una condizione essenziale per farne parte, ma anche uno stato mentale che conduce a nuove opportunità. In questa logica, l’interconnessione e l’interdipendenza diventano chiavi fondamentali di sviluppo. In un ecosistema popolato da più attori c’è un gran fermento, dato dalla complessità delle interazioni, degli obiettivi, della qualità e quantità delle relazioni. Non si mira a un equilibrio perfetto, ma a un bilanciamento dinamico in cui bisogna essere abili tanto a rispondere, quanto a costruire e dotarsi delle capacità e competenze per partecipare a sfide più ampie e per cogliere il potenziale di innovazione. Oltre a queste caratteristiche chiave, l’ecosistema consente di migliorare il proprio business, rigenerare risorse, costruire partnership strategiche, condividere dati, esperienze, investimenti, collaborazioni nella propria filiera di riferimento, aumentare la competitività e la capacità di incidere.

La collaborazione per le imprese, tra le imprese

Per crescere bene nell’ecosistema e grazie ad esso, non servono solo buone visioni, competenze tecniche e trasversali e tutti gli elementi descritti fino ad ora, ma serve aver cura della collaborazione, prestando particolare attenzione alla crescita del capitale relazionale nella connessione fra relazioni umane e professionali. La sinergia fra tutti gli elementi trattati può anche portare alla nascita di nuovi modelli imprenditoriali e di sviluppo dei territori e delle filiere, perchè un ecosistema non è partecipato solo da imprese in quanto tali, ma anche da istituzioni, reti,  movimenti di advocacy, comunità, persone che interagiscono fra di loro nel contesto di riferimento. La collaborazione fra imprese nell’ecosistema è, inoltre, fondamentale per generare soluzioni innovative ad impatto positivo a più livelli e sistemi: culturale, strategico, organizzativo, tecnologico, di risorse e processi. Per questo è importante comprendere il valore dell’impatto e come ottenerlo

La pianificazione, gestione e misurazione dell’impatto ruota intorno a tre principi cardine: intenzionalità, la volontà esplicita di mettere l’impatto al centro di una specifica scelta strategica e di un piano di investimento; misurabilità, la capacità dell’impresa di comunicare e rendicontare con dati quantitativi e qualitativi la soluzione proposta, in un processo che richiede indicatori specifici e una buona gestione dell’impatto, data la decisione strategica; addizionalità, la capacità di agire o trovare, all’interno del proprio modello d’impresa, soluzioni di business in segmenti di mercato sottoserviti o sottorappresentati. Questi tre principi perseguibili da ogni impresa, dalla più piccola alla più grande, sono essenziali nel percorso di evoluzione e fanno la differenza per un posizionamento distintivo. Un risultato che non si può raggiungere senza l’ecosistema e una buona conoscenza, consapevolezza del proprio contesto di riferimento. 

L’impresa è per sua natura inserita in un contesto, fisico o digitale, e deve vedersi come una comunità aziendale che prospera in uno o più territori, a contatto con altre comunità, generando valore per se stessa e per gli altri, proiettandosi dall’interno verso l’esterno e recependo, interiorizzando spunti dall’esterno verso l’interno. 

Divari attuali e connessioni future

Un interessante rapporto del 2024 a cura del World Economic Forum – Think Tank con sede a Ginevra per la cooperazione pubblico-privata – ponendosi la domanda “come cresce il mondo?” indaga la relazione tra quattro indicatori chiave: innovazione, inclusività, resilienza, sostenibilità e cinque ecosistemi: capitale umano, risorse naturali, risorse finanziarie, tecnologia e istituzioni. L’innovazione che avanza converge nelle grandi economie e diverge da quelle in via di sviluppo, con conseguenti divari economici di opportunità e mancate innovazioni. Un quadro che ben si collega all’inclusività osservata dal rapporto in riferimento alla disuguaglianza e a quanto sia necessario rendere la crescita più inclusiva in tutte le economie. La resilienza resta una risorsa importante per ogni impresa, che rischia però di radicare un approccio alla produzione di beni e servizi che guarda verso l’interno e non è sufficiente per prepararsi agli shock globali. Una resilienza che, da risorsa chiave dell’ecosistema imprenditoriale, sta diventando un limite allo sviluppo, all’innovazione e al cambiamento demografico in arrivo. La sostenibilità, infine, richiede una maggiore connessione tra finanza, tecnologia, inclusività e crescita futura. In questo quadro, l’Italia fatica ad andare oltre il 50% e risulta essere più avanti su innovazione, inclusività, resilienza e indietro rispetto alla sostenibilità. 

Stare nell’ecosistema richiede visione sistemica, consapevolezza dello scenario globale e del framework in cui si opera. Richiede la capacità di passare dall’essere tattici a strategici, ibridare competenze interne ed esterne, coltivare le relazioni e la cultura organizzativa, portare con sé gli occhi e lo spirito dell’esploratore con visione, agilità, impegno e senso della missione.