Viaggio nell’impatto sociale – VITA racconta un modello di misurazione sperimentale ad opera del CeVIS
<<Qual’è l’unità di misura che consente di stabilire se un affare è buono oppure no? Che cosa significa davvero la parola “profitto”? E soprattutto, come si calcola il valore di un progetto che in uno spazio vuoto può generare bene comune? Ruota attorno a queste tre domande, e al tipo di risposta che un ente pubblico può dare, la sperimentazione messa in campo, nell’ambito di Torino Social Impact, da Città di Torino, Camera di commercio e Fondazione Compagnia di San Paolo e Centro valutazione impatto (CeVIS) per dare contenuto a luoghi che abbiano perso la vocazione originaria o in attesa di nuove definizioni.
Predisporre un modello di misurazione di impatto per valorizzare il patrimonio immobiliare e riqualificare la città. È questo l’obiettivo di un’intuizione innovativa che, una volta strutturata, potrebbe svoltare la destinazione d’uso di innumerevoli gusci vuoti.
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“Abbiamo tradotto l’impatto in una moneta in grado di ridurre il costo che un soggetto dovrebbe sostenere per prendere in gestione o acquistare un bene pubblico”, commenta Marella Caramazza, direttore generale ISTUD Business School e Board Member Cottino Social Impact Campus: “Attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto stakeholder del territorio e funzionari di diversi dipartimenti della Città di Torino, abbiamo individuato i criteri, i pesi e i meccanismi che devono essere adattati ai singoli beni e ai bisogni del territorio sulla base dei quali stipulare contratti outcome based, ovvero che riconoscano dei privilegi al progetto man mano che si vengano a manifestare gli effetti positivi“>>
Un progetto innovativo di rigenerazione urbana di cui il CeVIS, come ente terzo e indipendente, è riuscito a valorizzare i risultati sociali e socio ambientali. Un modello la cui assoluta originalità è data dall’intuizione iniziale, dalla sfida colta dal CeVIS e dalla complessità del progetto affrontata con un team di 17 persone con competenze interdisciplinari e complementari.