Nasce la prima Business School italiana interamente improntata ai valori dell’impatto sociale, della comunità, della sostenibilità integrata e della responsabilità sociale.

Sedi a Torino, Milano e Baveno – Lago Maggiore.

Nuovi programmi di ricerca e formazione per giovani, imprese, sanità e terzo settore.

L’impatto sociale e ambientale nelle scelte manageriali è, e sarà sempre più nei prossimi anni, il principale tema sull’agenda dei decision makers e degli investitori che hanno il ruolo di orientare le soluzioni aziendali verso le grandi sfide del futuro.  Anche il mondo della finanza, tramite i diversi ratings che stanno nascendo, sta recependo questi obiettivi, e sta chiedendo alle imprese di attivarsi in misura crescente per incorporare nei propri investimenti i criteri) ESG, prospettando così un futuro difficile per le aziende che non ne terranno conto. 

Per questa ragione, ISTUD – la prima Business School indipendente italiana, con oltre 50 anni di attività nel settore dell’alta formazione manageriale e della ricerca sul management entra a far parte del Cottino Social Impact Campus, realtà creata nel 2019 e interamente dedicata a creare cultura di impatto sociale attraverso formazione e apprendimento trasformativi destinati agli individui e alle organizzazioni.  Un’unione strategica e di visione per arricchire il mercato dell’education e portare una nuova proposta di contenuti e metodi per individui, organizzazioni, imprese e terzo settore. 

Il Cottino Social Impact Campus, player di rilevanza internazionale sui temi dell’impatto sociale, è stato creato dalla Fondazione Cottino, già impegnata nel settore della formazione con la costruzione del nuovo Cottino Learning Center, 4.000 metri quadri all’interno della Cittadella del Politecnico di Torino. Oggi si arricchisce acquisendo ISTUD, marchio prestigioso e noto nel campo dei master post laurea, della formazione manageriale e della ricerca su organizzazioni economiche e sanitarie.

Nei prossimi mesi, dalla progettazione condivisa nasceranno nuovi programmi di ricerca e nuovi percorsi di formazione rivolti  a manager d’impresa, organizzazioni private e pubbliche, giovani talenti e singoli individui, mondo della sanità e del terzo settore:

«L’incontro e la integrazione con il Cottino Social Impact Campus è un momento di grande importanza per Istud, che così potenzierà e darà concreta realizzazione alla sua missione di scuola di business geneticamente orientata allo sviluppo di una classe manageriale sensibile, responsabile e competente sui temi della sostenibilità e dell’impatto sociale – dice Marella Caramazza, Direttore Generale di ISTUDÈ oggi più che mai necessario lavorare per fare crescere e formare una classe manageriale nuova e capace di orientare e valutare tutte le scelte aziendali sulla base di modelli che producano valore economico incorporando approcci ESG e mettendo in primo piano gli impatti qualitativi e quantitativi delle strategie su ambiente e società. Il management è per noi di Istud una disciplina a forte orientamento sociale e per questo ci è naturale mettere a disposizione del Campus le nostre competenze e il nostro ecosistema. Siamo felici di rinforzare e allargare il nostro posizionamento e la nostra presenza anche  a Torino, città che oggi è uno dei teatri più attivi dell’intreccio virtuoso tra impresa e società».

«Dopo la scomparsa del nostro Fondatore, Ing. G. Cottino avvenuta il 22 febbraio scorso, prosegue l’impegno della sua Fondazione nel contribuire allo sviluppo del territorio attraverso percorsi di formazione e nuovi paradigmi di cultura manageriale per le nuove generazioni e non solo.  Per questa ragione abbiamo deciso di investire nell’acquisizione di Istud , una eccellenza nel settore della formazione, che ci consentirà di accelerare e potenziare la mission del Cottino Social Impact Campus, dando vita alla prima business school in Italia i cui percorsi formativi saranno arricchiti da visione valori e obiettivi di impatto sociale, – spiega Cristina Di Bari, Ceo del Cottino Social Impact Campus e Vice Presidente della FondazioneQuesto investimento ci consente sempre più di onorare il nostro impegno di restituzione al territorio dotando la città di una business school innovativa che ci auguriamo consentirà di trattenere ed attrarre in Città studenti  manager e imprenditori che saranno alla guida di imprese italiane ed internazionali che per noi sono primari attori sociali di innovazione e  cambiamento».

Clicca qui per leggere l’articolo di La Repubblica.


Seguici sui canali social di Cottino Social Impact Campus

Cos’è la impact entrepreneurship e perché è sempre più strategica?

Sostenibilità e impatto sociale sono temi di cui si parla sempre più spesso e che negli ultimi anni sono entrati nelle agende di Paesi, compagnie, fondazioni, aziende.

E anche nelle programmazioni e nelle proposte formative delle business school di tutto il mondo che si sono trovate a dover interpretare i cambiamenti della società e a fornire nuovi strumenti per supportare le esigenze degli imprenditori di oggi e di domani.

Il Financial Time Responsible Business Education Awards 2022 e il report connesso al premio raccontano come le business school hanno saputo reinventarsi e inserire la sostenibilità e l’impatto sociale nei loro insegnamenti. Perché le aziende (e di conseguenza anche il settore della formazione) hanno capito la necessità di mettere al centro del proprio business il benessere delle persone e non soltanto il profitto. E i giovani e tutti coloro che vogliono migliorare il proprio modo di fare impresa sono sempre più alla ricerca di senso e di scopo.

Gli imprenditori di oggi devono essere capaci di cogliere le opportunità, non in senso opportunistico, ma con l’ottica di perseguire il miglior risultato. Consapevoli dell’importanza di guardare all’avanzamento sociale, agli obiettivi di sviluppo sostenibile, al miglioramento della condizione ambientale:

«Leader di imprese – precisa il professor Francesco Rattalino, direttore di ESCP Business School Torino Campus – in grado di perseguire un impatto sociale positivo con la propria realtà grazie ad un atteggiamento non predatorio, ma che renda le attività sostenibili nel tempo».

Ed è questo uno degli obiettivi di formazione di Impact Entrepreneurship Specialisation del Master in Management di ESCP, il primo corso co-progettato dalla business school internazionale e da CSIC – Cottino Social Impact Campus, giunto alla sua seconda edizione.

Una proposta formativa attuale e innovativa costruita in modo condiviso:

«Questa collaborazione – commenta Laura Orestano, Social Impact Strategist del Campus Cottino – unisce due anime complementari. ESCP impegnato a insegnare come si costruisce un business di successo e innovativo oggi e il CSIC focalizzato sul far emergere e stimolare l’importanza di un senso e uno scopo nelle attività imprenditoriali, come vuole l’impact economy. L’attenzione all’economia ad impatto è un trend consolidato a livello globale nel mondo delle business school, ma non solo. Il settore della formazione a 360 gradi è sensibile alle sfide contemporanee e sta guardando a queste tematiche adeguando le sue proposte».

Sono in effetti molte le iniziative a livello europeo impegnate nella trasformazione della business education. Come l’UN’s Principles for Responsible Management Education (PRME) che si sta espandendo lavorando su alleanze tra gruppi di studenti, business school e reti accademiche specializzate in campi come la finanza d’impatto e la gestione sostenibile e responsabile degli affari.

Temi richiesti da chi oggi entra nel mercato del lavoro o vuole portare innovazione nel proprio campo.

«D’altra parte – prosegue Orestano – Le giovani generazioni non interpretano  il mondo a silos, ma lo “leggono” in modo sistemico. Non pensano solo a quello che vogliono fare, ma si interrogano su dove e come porsi e agire per attuare la propria visione del mondo. Sia in campo profit e che non profit».

Il programma Option-E Impact Entrepreneurship e ha saputo rispondere a queste riflessioni e richieste e anche quest’anno 20 studenti italiani e internazionali stanno compiendo un viaggio di apprendimento che li porterà, attraverso una didattica innovativa, learning by doing e ricca di incontri con esperti e testimonial, a sviluppare le proprie capacità imprenditoriali con un orientamento all’impatto, dal social business modelling al family business.

«Nel nostro programma – racconta Alisa Sydow, docente di  Entrepreneurship and Innovation all’ESCP Torino Campus – guardiamo ai casi storici di buona imprenditorialità. Ci sono molti esempi di aziende familiari, in Italia e all’estero, che hanno dimostrato come ci si reinventa e sopravvive per tanti anni grazie a nuove idee e al loro contributo per sviluppare una società diversa, non pensando solo al profitto ma al benessere collettivo». Un concetto che per Sydow si riflette anche nell’impact entrepreneurship: «L’impatto non è solo sociale o ambientale, ma a 360 gradi. Una prospettiva che tiene conto di ogni attività e degli effetti positivi e negativi delle nostre azioni che dobbiamo monitorare e migliorare».

Anche per questa ragione il programma Option-E mette al centro le storie e i case studies.

«Nel modulo “From Theory to Practice” che terrò io – spiega Orestano – ci sarà una parte alta, di teoria e una di pratica. Condividere i concetti e poi confutarli attraverso dei casi reali è un metodo utile per i ragazzi che possono entrare in contatto con errori, tentativi, criticità. Che possono comprendere come non sempre quello che si studia può essere del tutto applicato, ma a volte va rinegoziato. Penso che sia un modo di imparare arricchente per loro, ma anche per me che entro in contatto con le loro critiche e riflessioni».

Un approccio pratico considerato particolarmente utile per i ragazzi che già hanno una maggiore sensibilità verso i temi della sostenibilità a tutto tondo e che spesso sono imprenditori di seconda generazione, alcuni provenienti da family business importanti:

«I giovani – racconta il prof. Rattalino – si chiedono cosa sarà del loro futuro. Non hanno una fiducia cieca come le precedenti generazioni, sanno che lo devono forgiare, guardando al passato, imparando dagli errori, e inventando nuove prospettive. Per loro, inoltre, impatto e sostenibilità sono connessi all’imprenditorialità per definizione, non sono due concetti separati. Per questo raccontare loro come hanno fatto gli altri, mostrarglielo e metterli alla prova anche con attività laboratoriali è un buon modo per aiutarli a inserire intenzionalità nel loro modello di business e nel loro approccio imprenditoriale».

Un modello pedagogico co-progettato, quello dell’Impact Entrepreneurship Programme, che tiene insieme competenze e approcci differenti, per innovare la formazione e costruire una proposta che nasce dalla capacità di guardare ai problemi con diversi occhi e prospettive.

«Quando cerchiamo di accompagnare le giovani generazioni nel loro percorso di studi ormai non possiamo fare a meno di condividere uno sviluppo economico guidato dal purpose di sostenibilità economica, sociale e ambientale – conclude Orestano -. Non è scontato costruire uno scopo nel business se non si hanno strumenti cognitivi, scientifici e anche di pratica, sperimentali, da provare all’interno del proprio percorso di apprendimento. Cottino Social Impact Campus e ESCP Business School in tal senso si arricchiscono a vicenda e guardano ad un target comune: gli imprenditori e manager di domani».

In foto: Il Professor Mario Calderini durante la lezione frontale sul tema Impact Strategy e Impact Integrity tenuta lo scorso 11 febbraio 2022 presso il Cottino Social Impact Campus.


Seguici sui canali social di Cottino Social Impact Campus

Lo scorso 2 dicembre è stato pubblicato da ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, il Rapporto Territori 2021, che mostra come sono stati applicati i 17 SDGs sul territorio nazionale ed internazionale.

Nello specifico, il Rapporto curato da ASviS, restituisce una panoramica su come sono stati integrati nelle politiche regionali, delle province autonome e delle città metropolitane in Italia.

Gli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) sono complessivamente 17 e sono contenuti all’interno dell’Agenda 2030, siglata da 150 leader mondiali che ne hanno condiviso i principi in comunione con i criteri descritti dall’ONU nel settembre 2015.

Perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile rappresenta una sfida che i principali attori mondiali si sono impegnati ad affrontare per permettere il pieno sviluppo di ogni Paese ponendo attenzione sulle diverse aree di azione.

Non una questione soltanto politica quindi, ma un tema che coinvolge la sfera sociale ed economica, dotato inoltre di una profonda valenza culturale, soprattutto là dove il concetto di sostenibilità non è mai stato presente fino ad ora.

Il Rapporto Territori 2021 trae supporto per la propria rilevazione dal Sustainable Development Report 2021 curato dal Sustainable Development Solutions Network.

E ci pone di fronte ad un primo dato positivo: nella classifica dei 193 Paesi membri l’Italia si trova al 26esimo posto nell’integrazione e nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Un buon “posizionamento” che non deve però frenare il nostro Paese di fronte alle tante sfide e ai miglioramenti che ancora ci attendono. 

Infatti, se nelle Province Autonome e nelle Regioni, si individuano trend positivi che riguardano l’incremento delle coltivazioni biologiche, il miglioramento dei tempi della giustizia, una riduzione dell’abbandono scolastico e una sensibile diminuzione della mortalità, sono invece negativi i dati relativi al tasso di occupazione, alla disponibilità di reddito delle famiglie, alla riduzione della produzione dei rifiuti e alla spesa in ricerca e sviluppo. Senza dimenticare l’assenza di miglioramenti nella gestione delle aree marine protette e della riduzione di consumo del suolo. 

Una situazione simile a quella delle Città Metropolitane, che evidenziano difficoltà legate anche all’inquinamento atmosferico, ma che registrano un andamento positivo per quanto riguarda i livelli di istruzione accademica di alcune fasce di età, il consumo annuale di energia e la riduzione del sovraffollamento delle carceri. 

È evidente che c’è ancora molto da fare per far sì che in Italia, come nel resto dei Paesi membri dell’ONU, si arrivi, entro il 2030, alla piena integrazione degli SDGs nelle dinamiche di sviluppo sociali ed economiche della propria popolazione e del proprio territorio.

Nel frattempo, enti come OECD, ASviS, SDSN e tutte le realtà affini come il Cottino Social Impact Campus, si impegneranno nella sensibilizzazione e nella diffusione di una rinnovata coscienza volta al cambiamento sociale.

Vai al Report

Seguici sui canali social di Cottino Social Impact Campus