Il patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato rappresenta spesso un onere gestionale per le amministrazioni e un potenziale inespresso per i territori. Valorizzare questi beni non significa solo recuperarne la dimensione fisica, ma renderli sedi di progettualità capaci di generare benefici collettivi.
Partendo da questa premessa, il Cottino Social Impact Campus e il CeVIS hanno contribuito alla definizione di un modello di valutazione volto a misurare la capacità di impatto sociale legata al riuso degli immobili comunali. Il lavoro di ricerca, commissionato dal Comune di Torino con il sostegno di Compagnia di San Paolo, ha coinvolto una rete multidisciplinare – tra cui il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università di Torino e il Collegio Carlo Alberto – con l’obiettivo di connettere la pianificazione urbanistica alla misurazione dei risultati sociali.
Il dispositivo si basa su una metodologia che pesa e valuta ex ante l’impatto atteso attraverso 12 macro-indicatori quali-quantitativi. Il risultato è un algoritmo che traduce la qualità del progetto sociale in una percentuale di riduzione del canone di concessione, che può arrivare fino al 90%. Come spiegato da Marella Caramazza, direttrice del Campus e coordinatrice del progetto, questo strumento consente di allocare i beni a condizioni calmierate partendo dalle reali necessità del contesto locale e dalle caratteristiche specifiche dell’immobile.
Secondo Mario Calderini, Scientific Advisor del Cottino Social Impact Campus e professore ordinario presso la School of Management del Politecnico di Milano, l’algoritmo non punta a una monetizzazione dell’impatto sociale, quanto alla costruzione di un sistema capace di attribuirgli un valore oggettivo. Questo passaggio segna un cambio di rotta nelle politiche urbane: la dimensione immateriale e il contenuto sociale dell’intervento escono dalla sfera dell’intangibile per diventare driver strategici, riequilibrando il peso tra la componente materiale del recupero edilizio e la generazione di valore per la comunità.
L’approccio adottato consente di rispondere, con il modello, a una duplice necessità:
Questa sperimentazione, nata a Torino, traccia una rotta per integrare strutturalmente l’innovazione sociale nelle politiche di sviluppo urbano, rendendo la generazione di impatto il contrappeso e la giustificazione economica delle operazioni di recupero edilizio.
I GAL Escartons e Valli Valdesi, GAL Valli del Canavese e GAL Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone hanno presentato un nuovo strumento pensato per accompagnare le micro e piccole imprese dei territori montani verso un futuro più sostenibile, competitivo e resiliente. Si tratta del manuale “La sostenibilità per le microimprese in aree rurali e montane”, realizzato con il supporto scientifico del Cottino Social Impact Campus e finanziato dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Torino nell’ambito del Piano Operativo Triennale 2024-2026.
Il manuale nasce dalla crescente esigenza, per imprese e comunità locali, di integrare nella propria attività criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Non solo un adeguamento alle nuove normative europee, ma soprattutto un’opportunità per valorizzare ciò che i territori montani custodiscono da sempre: equilibrio tra uomo e natura, legami comunitari forti e un modello economico a misura d’uomo. Il documento offre:
Il manuale sottolinea come quasi l’80% delle imprese italiane siano microimprese: un patrimonio economico e sociale che, nei territori montani, rappresenta anche un presidio di comunità. Sul territorio del GAL EVV, le microimprese rappresentano la grande maggioranza sul totale. Per questo il testo propone un approccio concreto e graduale, in cui ogni impresa può ripensare il proprio scopo e trasformarlo in impatto reale, anche con piccoli passi, per prepararsi ai cambiamenti esterni.
La guida è pensata per essere pratica e accessibile: contiene strumenti, esempi, domande guida, casi studio e appendici operative, che rendono il documento uno strumento immediatamente applicabile da imprenditori, amministratori e operatori del territorio. Il manuale é un tassello importante per accompagnare le valli alpine in un percorso di sviluppo innovativo e rispettoso delle caratteristiche del territorio, rafforzando quindi la competitività delle imprese e contribuendo alla qualità della vita delle comunità.
È stato presentato oggi nella Sala Giunta di Palazzo Birago, sede della Camera di commercio di Torino, il Manifesto OP4Impact scritto in condivisione dai quattro ordini professionali: l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, l’Ordine degli Avvocati di Torino, L’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino e il Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Torino e Pinerolo.
La dichiarazione d’intenti è frutto di un percorso che ha permesso la valorizzazione delle competenze distintive di ciascun Ordine, promuovendone contemporaneamente la collaborazione e l’apprendimento trasformativo: la Comunità di Pratica OP4Impact – “Ordini Professionali per l’Impatto” – gruppo di lavoro vocato alle competenze giuridiche, amministrative, contabili e del lavoro, nasce nell’ambito di Torino Social Impact, piattaforma territoriale per l’imprenditorialità e gli investimenti ad impatto sociale, promossa dalla Camera di commercio di Torino.
Il progetto è sostenuto da Camera di commercio di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo e dai quattro ordini professionali, indirizzato e facilitato da Torino Social Impact, Cottino Social Impact Campus e ISTUD Business school.

Durante la conferenza sono intervenuti Massimiliano Cipolletta – Presidente della Camera di commercio di Torino, Davide Barberis – tesoriere dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, Arnaldo Narducci – Consigliere e Tesoriere dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Fabrizio Bontempo – Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino, Alessandro Scilabra – Presidente del Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Torino e Pinerolo, e Caterina Soldi che ha presentato i risultati di OP4Impact.
Il Manifesto individua sette obiettivi strategici, tra cui:

Accompagnata da Cottino Social Impact Campus e ISTUD, la Comunità di pratica ha coinvolto 38 professionisti, stimolando nuove prospettive e creando gruppi di lavoro all’interno dei rispettivi Ordini. Il Manifesto si inserisce nel più ampio quadro del Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030 e orienterà la progettazione di OP4Impact 2026, con l’obiettivo di consolidare un ecosistema generativo per l’impatto e rafforzare il ruolo delle professioni come attori del cambiamento.
Scopri altri dettagli dell’evento tra le pagine della stampa
<<Qual’è l’unità di misura che consente di stabilire se un affare è buono oppure no? Che cosa significa davvero la parola “profitto”? E soprattutto, come si calcola il valore di un progetto che in uno spazio vuoto può generare bene comune? Ruota attorno a queste tre domande, e al tipo di risposta che un ente pubblico può dare, la sperimentazione messa in campo, nell’ambito di Torino Social Impact, da Città di Torino, Camera di commercio e Fondazione Compagnia di San Paolo e Centro valutazione impatto (CeVIS) per dare contenuto a luoghi che abbiano perso la vocazione originaria o in attesa di nuove definizioni.
Predisporre un modello di misurazione di impatto per valorizzare il patrimonio immobiliare e riqualificare la città. È questo l’obiettivo di un’intuizione innovativa che, una volta strutturata, potrebbe svoltare la destinazione d’uso di innumerevoli gusci vuoti.
[…]
“Abbiamo tradotto l’impatto in una moneta in grado di ridurre il costo che un soggetto dovrebbe sostenere per prendere in gestione o acquistare un bene pubblico”, commenta Marella Caramazza, direttore generale ISTUD Business School e Board Member Cottino Social Impact Campus: “Attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto stakeholder del territorio e funzionari di diversi dipartimenti della Città di Torino, abbiamo individuato i criteri, i pesi e i meccanismi che devono essere adattati ai singoli beni e ai bisogni del territorio sulla base dei quali stipulare contratti outcome based, ovvero che riconoscano dei privilegi al progetto man mano che si vengano a manifestare gli effetti positivi“>>
Un progetto innovativo di rigenerazione urbana di cui il CeVIS, come ente terzo e indipendente, è riuscito a valorizzare i risultati sociali e socio ambientali. Un modello la cui assoluta originalità è data dall’intuizione iniziale, dalla sfida colta dal CeVIS e dalla complessità del progetto affrontata con un team di 17 persone con competenze interdisciplinari e complementari.
Con Impactwise Conference 2025 Fondazione Cottino e il Cottino Social Impact Campus hanno raccolto l’eredità dell’edizione 2020 per dare nuova direzione di fronte alle sfide contemporanee, immaginando insieme il futuro all’intersezione tra filantropia, mercato e imprenditorialità, insieme a oltre 400 persone, tra cui molti giovani, che hanno contribuito, con la loro presenza, a esplorare nuove visioni e approcci per fare il Bene oltre il profitto.
Valori e messaggi profondi, parole chiave animate e distintive con la partecipazione di giovani, manager, imprenditori, istituzioni, filantropi, economisti, ingegneri, umanisti. Tanti gli studenti seduti in platea del Binario 3 delle OGR, provenienti non solo dagli atenei torinesi ma anche dalla Cattolica, dall’Alta Scuola Politecnica e dalla ISTUD Business School di Milano.
Accompagnati dal valore dell’impatto sociale, nella centralità dell’azione e visione umana, dalle competenze costantemente in evoluzione, abbiamo riflettuto sull’importanza di restituire al territorio e alle comunità supportando le nuove generazioni; sulla cultura d’impresa come leva strategica per “fare bene il Bene”; sulla sperimentazione costante di modelli, processi e percorsi a impatto in una società che cambia rapidamente; sul dare fiducia e agire con trasparenza, visione, metodo.

Un evento arricchito dalle visioni e dalle esperienze dell’economista americana Deirdre McCloskey e di Angelo Miglietta (Professore ordinario di economia, IULM), Francesco Antonioli, Cristina Di Bari (Presidente di Fondazione Cottino), annamaria poggi (Presidente Fondazione CRT), Nicola Saldutti (Caporedattore Desk Economia Corriere della Sera), Alberto Mingardi (Direttore Istituto Bruno Leoni), Guido Giubergia (Presidente Ersel Banca Privata), Guido Saracco (Curatore Biennale Tecnologia) e Alberto Marchetti (Fondatore AlbertoMarchettiGelaterie).
Un occasione per tutti i presenti di lasciarsi ispirare dall’esempio di Giovanni Cottino, che ha sempre accompagnato ai suoi grandi successi imprenditoriali il senso di responsabilità e di restituzione che animano ancora oggi la Fondazione e il Campus e per trovare insieme – come ha ben espresso McCloskey – un’alternativa all’economia neoclassica tradizionale, che mette al centro l’essere umano nella sua interezza morale, culturale, linguistica ed emozionale, invece che come “homo economicus” razionale e calcolatore.
“Mio zio non avrebbe apprezzato un evento celebrativo né commemorativo alla sua persona e alla sua vita, ma avrebbe senz’altro partecipato con grande interesse all’appuntamento di oggi, in cui abbiamo riunito a Torino imprenditori, pensatori, economisti e soprattutto giovani per riflettere, partendo dalla sua esperienza di imprenditore illuminato e uomo fortunato, come lui stesso amava definirsi, sulle sfide che ci impongono l’economia, le scelte politiche, le emergenze ambientali e il futuro delle nuove generazioni”. – Cristina Di Bari, Presidente della Fondazione Cottino e CEO del Cottino Social Impact Campus

Fare impresa puntando al profitto, ma senza dimenticare di ‘restituire’ al territorio e alla società. È la lezione che ha lasciato Giovanni Cottino: ingegnere, imprenditore del settore elettrodomestici e creatore della Fondazione che porta il suo nome e che, oggi nelle mani dei suoi nipoti, tramanda la sua visione. Una visione celebrata ieri alle OGR con l’incontro ‘Impactwise 2025 – Maestri Silenziosi’, che richiama il titolo del volume (‘Il Maestro silenzioso’) scritto da Francesco Antonioli e dedicato a Cottino. Tra tavole rotonde e interventi di esperti, a fare gli onori di casa è stata Cristina Di Bari, presidente della Fondazione Cottino.
Quale messaggio diffonde un evento di questo genere? «Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani: non per niente, l’evento era aperto a tutti, ma abbiamo lavorato sugli atenei torinesi per attirare gli studenti ma ne sono arrivati anche in bus da Milano. In tutto, gli iscritti erano quasi 600. A tutti abbiamo voluto dire che non importa se faranno i manager, gli imprenditori o gli impiegati: è importante che tengano a mente che il profitto non può prescindere dal guardarsi intorno e prendersi carico e responsabilità di quello che accade. Poi, a seconda delle capacità e delle risorse, ciascuno troverà il suo modo per restituire.»
Un concetto moderno, ma che l’ingegner Cottino ha saputo interpretare in anticipo. È così? «Mio zio era nato nel 1927 e durante la sua vita ha capito che il profitto era l’elemento abilitante per condividere quanto di buono si faceva con il territorio e i collaboratori. Si poteva creare benessere, restituendolo all’interno dell’azienda e della propria famiglia, ma anche al di fuori. “E quando ha compreso che il suo patrimonio non doveva essere disperso, con intuizione da imprenditore ha creato una fondazione che lascia a noi nipoti l’onere di restituire il bene.» […]
Leggi l’intervista completa di Massimiliano Sciullo a Cristina Di Bari, CEO Cottino Social Impact Campus, per la Repubblica di Torino
A Torino la prima sperimentazione in Italia che mira a sensibilizzare su temi ESG l’intero comparto
Il programma formativo Tourism For Positive Impact, nato dalla collaborazione e sotto la direzione scientifica di Camera di Commercio di Torino, Cottino Social Impact Campus e ISTUD Business, è dedicato alle imprese ricettive e del settore MICE (meetings, incentive, congress, events) per apprendere, condividere approcci, esperienze e ispirare nuovi modelli strategici e organizzativi nel turismo orientati alla sostenibilità e alla generazione di un impatto positivo su tutto il sistema correlato.
Si tratta di una sperimentazione unica a livello nazionale, che mira a sensibilizzare gli operatori della filiera turistica sulle tematiche della sostenibilità e supportare la competitività delle singole imprese così come della “destinazione”, anche alla luce della normativa e della crescente richiesta del mercato in questa direzione. Ne sono esempi le azioni di Booking.com, che ha inserito il filtro “struttura certificata/non certificata”, oppure del Comitato Olimpico e delle organizzazioni collegate, che stanno integrando i criteri ESG nei processi di selezione dei fornitori.
Così commenta Guido Bolatto, segretario generale della Camera di Commercio di Torino:
«Offriamo a tutti gli operatori locali del turismo questa giornata di alta formazione specialistica, con l’obiettivo di far crescere un settore che in questi anni è diventato sempre più strategico per il nostro territorio: sono già numerosi gli esempi virtuosi a livello nazionale, ma anche sul locale, di adesione ai criteri ESG in diverse forme: segno che i nostri operatori sanno innovare, sperimentare soluzioni e adeguare l’offerta a un mercato che è sempre più esigente e competitivo» […]
Leggi l’articolo completo di Loredana Polito per Il Giornale del Piemonte
Coesa Energy premiata alla IV edizione di IP Labs con il progetto “KeepTheSun 2.0”.
Il progetto prevede il lancio di una versione 2.0 della piattaforma KeepTheSun, marketplace del fotovoltaico usato, volto ai mercati esteri concentrato su sostenibilità ambientale e sociale, con la missione di contrastare la povertà energetica attraverso l’adozione di un kit fotovoltaico e di accumulo plug&play.
COESA, general contractor per l’efficientamento energetico, semplifica la transizione ecologica di imprese, pubblica amministrazione e famiglie.
La motivazione della giuria: “per aver integrato ed arricchito un modello di business nativamente orientato al paradigma dell’economia circolare ad una strategia di impatto sociale intenzionale, misurabile ed addizionale. L’innovazione del business model “Keep the sun 2.0” mira a contrastare la povertà energetica in aree sotto servite e svantaggiate, integrando rilevanti strategie di partenariato su scala globale e l’adozione di Jaukit, un kit Plug&Play di generazione di energia rinnovabile.” Il team degli studenti ha visto protagonisti Giuseppe Bassi, Giorgia Olivieri e Andrea Silvestri.
La menzione di merito del Cottino Social Impact Campus è andata a WECO srl impresa sociale, il cui progetto prevede il lancio di Food Reborn, sistema di economia circolare che contrasta lo spreco di cibo e la povertà alimentare attraverso processi di inclusione e digitalizzazione. Il modello consente di ridistribuire il valore generato dal recupero delle eccedenze alimentari a favore di persone in condizione di svantaggio socio economico e povertà alimentare.

Per farlo si dota di una moneta complementare, il Community Coin, e di una piattaforma digitale. La motivazione del Cottino Social Impact Campus a WECO: “Per aver integrato e arricchito il modello Food Reborn, nato per redistribuire il valore generato dalla raccolta delle eccedenze alimentari verso persone in condizioni di fragilità economica e sociale, integrando una solida strategia di impatto sociale e la sua infrastruttura di misurazione, ai fini di rendere tangibile ed evidente l’impatto positivo generato per la comunità e tutti gli stakeholder di riferimento“.
La 4^ edizione di Impact Prototypes Labs – IP Labs ha visto la partecipazione di 23 imprese del territorio piemontese che hanno lavorato per 5 mesi con i team formati da 90 studentesse e studenti dei Corsi di Laurea Magistrali del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino formati da 10 docenti e affiancati da 23 tutor del Cottino Social Impact Campus e del CeVIS, il Centro di Competenze per la Misurazione e Valutazione dell’Impatto, nato da un accordo strategico fra Fondazione Cottino e Camera di commercio di Torino, Torino Social Impact.
I team hanno lavorato insieme per elaborare un progetto ad impatto sociale, integrarlo nella strategia e nell’organizzazione aziendale, innovando ed applicando le metodologie di pianificazione, gestione, misurazione dell’impatto.
“IP Labs conferma quanto le dimensioni di apprendimento collettivo e di partenariato evoluto siano cruciali nel percorso trasformativo per la generazione di valore – commenta Cristina Di Bari, Presidente Fondazione Cottino. – L’apprendimento in IP Labs è di sistema, collettivo e attraverso collaborazione e confronto permette di costruire reti di fiducia, accelerare processi di cambiamento e rendere più efficace la realizzazione di modelli di business trasformativi e sostenibili.
In un contesto di sfide sempre più complesse ed in un momento storico in cui siamo chiamati a dare nuovo senso alle nostre comunità, IP Labs rappresenta inoltre quella piattaforma di opportunità e supporto pratico per le aziende nell’elaborazione di strategie capaci di generare valore economico e di impatto positivo sulla società e sull’ambiente.”
“I numeri di questa edizione confermano la solidità di un progetto in cui crediamo da sempre, – sottolinea Guido Bolatto, Segretario generale della Camera di commercio di Torino – in grado di coinvolgere aziende, partner, studenti e studentesse ogni anno in numero crescente. Ma al di là dei numeri, pur importanti, è la qualità del lavoro svolto a fare la differenza: dialogo tra atenei e imprese, professionalità e competenze messe in campo dalle numerose realtà coinvolte e dai tutor permettono di rendere concreti concetti legati all’impatto sociale, spesso complicati se rimangono in un quadro teorico. Con questo progetto diffondiamo una più ampia cultura dei valori e rispondiamo con risultati tangibili e misurabili alla domanda su che cosa può fare un’azienda per generare impatto positivo nel territorio in cui opera.”
“Supportiamo il progetto IP Labs perché riteniamo che il legame tra imprese e giovani, rappresenti una chiave fondamentale per garantire il progresso e l’innovazione della società. UniCredit vuole investire nel futuro delle nuove generazioni al fine di generare un impatto positivo nelle comunità in cui opera, convinta che la collaborazione tra imprese e giovani contribuisca al benessere collettivo e allo sviluppo di un ecosistema che favorisce l’inclusività la sostenibilità e il progresso condiviso”. Afferma Paola Garibotti, Regional Manager Nord Ovest di UniCredit.

Il programma è reso possibile grazie al finanziamento di oltre 140mila euro, sostenuto da Fondazione Cottino, dalla Camera di commercio di Torino e da UniCredit e supportato da un’importante rete di partner: Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Fondazione Collegio Universitario Einaudi, Fondazione Piemonte Innova, Api Torino, Confindustria Canavese, Unione Industriali di Torino, YES4TO, Unigens e Torino Social Impact.
IP Labs è stato raccontato anche in due articoli, pubblicati su Vita e La Repubblica:
Studiare l’impatto delle scelte economiche delle aziende per costruire nuovi modelli più responsabili, fondati su una profonda consapevolezza delle implicazioni nei confronti della comunità e dell’ambiente. A Torino, il Cottino Social Impact Campus rappresenta il primo centro europeo interamente dedicato alla cultura dell’impatto, con un approccio educativo «verticale e trasformativo».
Fondato nel 2019 grazie all’iniziativa della Fondazione Cottino (ente filantropico privato creato nel 2002 per volontà dell’ingegnere Giovanni Cottino), il Campus mette a disposizione le risorse della fondazione per promuovere progetti di rilevanza sociale e collettiva, contribuendo a integrare nei modelli di business una innovativa (e ormai indispensabile) cultura dell’impatto che riconosca l’importanza della sostenibilità sociale, ambientale ed economica.
A livello più operativo, è il Centro di Competenze per la Valutazione e Misurazione dell’impatto (CeVIS) che si occupa dal 2022 di creare e condividere competenze, definire standard e metriche e validare indipendentemente le valutazioni d’impatto sociale, in una collaborazione strategica tra Fondazione Cottino, Camera di commercio di Torino e Torino Social Impact.
«Le aziende – spiega Cristina Di Bari, imprenditrice e CEO di Cottino Social Impact Campus – devono essere pienamente consapevoli del loro ruolo di trasformazione sociale e del territorio. La competitività, oggi, passa anche attraverso l’adozione di politiche orientate alla sostenibilità. Un’impresa capace di coniugare profitti e valori getta le basi per la propria sopravvivenza: le strategie sostenibili non aumentano direttamente il fatturato, ma consentono di preservarlo in un contesto economico sempre più complesso. […]»
Leggi l’articolo completo di Danilo Poggio per L’Economia Civile – Avvenire
Leggi l’intervista: https://lnkd.in/dCr3c3n6