Quali metodi possono essere integrati per valutare l’impatto sociale e quali possono risultare efficaci per ampliare la comprensione delle esperienze personali e dei cambiamenti provocati da un progetto o un’attività?

Per rispondere a tali quesiti, nei prossimi mesi, la Community delle Valutatrici e Valutatori del Centro di Competenze per la Valutazione e Misurazione dell’Impatto (CeVIS) sarà impegnata in una serie di incontri formativi destinati ad esplorare e sperimentare differenti metodi possibili, ciascuno dei quali offrirà una molteplicità di approcci e dati utili alla misurazione. 

I primi due incontri dell’anno si focalizzano sul “Metodo Narrativo” che si configura come un innovativo approccio nella valutazione dell’impatto sociale, proponendo un focus centrato sulle storie di vita e sulle esperienze individuali. 

A differenza degli approcci tradizionali basati su dati quantitativi o qualitativi, il Metodo Narrativo si concentra sulle narrazioni personali e sulle storie di vita dei soggetti coinvolti. Questo approccio cattura la complessità delle esperienze umane e offre una prospettiva più intima e partecipativa.

Il primo incontro si è tenuto giovedì 25 gennaio 2024, presso il nostro Campus, con la docenza della dott.ssa Maria Giulia Marini, Direttore Scientifico Area Sanità e Salute ISTUD e Presidente EUNAMES, European Narrative Medicine Society. 

In tale occasione abbiamo realizzato alcune interviste per permetterVi di conoscere questo Metodo e le attività del CeVIS. 

Maria Giulia Marini, Direttore Scientifico Area Sanità e Salute ISTUD e Presidente EUNAMES, European Narrative Medicine Society

Abbiamo, inoltre, raccolto le impressioni a caldo di due Valutatrici: Emanuela De Sabato di Futura Law Firm e Clarissa Amateis di Vol.To ETS – Volontariato Torino

Emanuela De Sabato, Futura Law Firm
Clarissa Amateis, Vol.To ETS – Volontariato Torino

Cosa è quindi emerso da questo incontro formativo? 

  1. Le storie personali di coloro che hanno beneficiato di un progetto o di attività ad impatto, possono trasmettere in modo vivido e tangibile l’effetto del cambiamento sociale generato e vissuto. Raccogliere e documentare queste storie di successo con l’approccio narrativo può fornire una prospettiva umana che va oltre i dati quantitativi.
  2. Le interviste narrative consentono di approfondire le esperienze personali. Attraverso domande aperte, è possibile raccogliere dettagli sulle sfide affrontate, i momenti chiave di cambiamento e come il progetto o l’attività ha influenzato positivamente la vita delle persone coinvolte.È importante anche prestare attenzione alla terminologia utilizzata durante l’intervista, calibrandola in base allo stile narrativo desiderato.
  3. Analizzare le storie raccolte per identificare temi comuni può rivelare aspetti intangibili dell’impatto sociale. Questa analisi tematica fornisce una comprensione più approfondita dei cambiamenti sottostanti e delle dinamiche sociali.
  4. Integrare metriche qualitative nei processi di valutazione, come la qualità delle relazioni e il senso di appartenenza, può aggiungere profondità all’analisi. Questi aspetti qualitativi spesso sfuggono ai tradizionali indicatori numerici e anche ai metodi qualitativi che si basano su rilevamenti limitati (es.questionari), ma sono cruciali per valutare l’impatto sociale.
  5. Coinvolgere la comunità nel processo narrativo non solo rende il processo più inclusivo ma aggiunge anche autenticità alle storie raccolte. La partecipazione attiva delle persone interessate garantisce una rappresentazione accurata dell’impatto.
  6. Creare rapporti che combinino storie narrative con dati quantitativi offre una visione più completa e convincente dell’impatto sociale complessivo. Affrontare le divergenze tra punti di vista differenti rappresenta il punto di partenza per collaborare con un’ottica globale verso l’implementazione e lo sviluppo continuo dei progetti o delle attività.

In conclusione possiamo affermare che l’utilizzo di un approccio narrativo nella misurazione dell’impatto sociale consente di andare oltre la superficie dei numeri, catturando la complessità delle esperienze umane coinvolte. Integrare storie di successo, interviste narrative e analisi tematiche può arricchire la comprensione dell’impatto sociale, consentendo agli attori coinvolti di adattare e migliorare i propri sforzi per il bene comune

Il prossimo incontro della Community, previsto in aprile, continuerà a trattare il metodo narrativo attraverso un’ action learning su “what to do” e “how to act” in casi pratici di valutazione d’ impatto. 


Che cos’è la Community delle Valutatrici e Valutatori del CeVIS? 

Una community popolata da competenze, valori e conoscenza che contribuisce alle attività e alle progettualità del Centro. La rete, animata dall’hub, è un luogo di scambio di buone prassi, sviluppo professionale e peer learning su temi legati alla valutazione d’impatto.

Per entrare a far parte della Community scrivi a centrovalutazione@cottinoimpact.org

Segui tutte le nostre interviste sul nostro canale Youtube


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Il progetto innovativo di formazione ed accompagnamento per guidare Confartigianato Cuneo e le imprese associate a governare la transizione sostenibile. 

Oggi le aziende si trovano a fronteggiare numerose difficoltà, come l’aumento del costo delle materie prime e dell’energia, l’incertezza dei mercati, il difficile approvvigionamento di risorse, competenze, finanziamenti, la necessità di alzare i prezzi cercando però di restare competitive. Ogni crisi porta con sé opportunità e innovazioni se si trova il modo di coglierle. E riflettere su come intervenire sui propri processi e servizi in ottica di impatto sociale e sostenibilità può essere la chiave per trovare nuove risorse e soluzioni ai problemi di questo periodo.

ESG4PMI è il progetto ideato e realizzato da Cottino Social Impact Campus, ISTUD Business School, Fieldfisher Italy e Banca Cassa Di Risparmio Di Savigliano SpA per Confartigianato Imprese Cuneo

Per un’impresa, ragionare di “sostenibilità”, significa coniugare temi di visione, ma anche di concretezza. La visione deve spronare l’imprenditore ad aprirsi al cambiamento e ad affrontare in modo consapevole le sfide e le opportunità che gli si presentano davanti. Senza dimenticare, dall’altra parte, il necessario pragmatismo e la necessità di abbinare giuste aspirazioni di business a non più rimandabili comportamenti all’insegna della responsabilità. Chiave vincente è, come sempre, la formazione, e in questo senso il percorso ESG4PMI, grazie ai suoi partner d’eccezione, si è rilevato e si rivelerà fondamentale e strategico per le nostre attività economiche e, a ricaduta, per il collegato tessuto sociale.

Luca Crosetto, presidente territoriale Confartigianato Imprese Cuneo

Pressioni istituzionali, finanziarie, normative stanno spingendo sempre di più le imprese, le organizzazioni verso la transizione sostenibile necessaria. Una dinamica complessa che richiede un’evoluzione d’impresa verso l’innovazione strategica, organizzativa, manageriale.

Servono nuove competenze ed una guida adeguata. Per le imprese che cercano di adottare pratiche più sostenibili, un percorso di formazione ed accompagnamento si presenta come un investimento fondamentale. I corpi intermedi datoriali hanno un ruolo cruciale ed il sapere artigiano è una delle fonti più preziose del nostro made in Italy ed è un settore ad alto potenziale di innovazione.

In questo scenario, quali sono le ragioni e le modalità con cui un corpo intermedio datoriale può far suoi i principi ESG per crescere come ente e territorio, per valorizzarne il capitale umano ed essere alla guida della transizione sostenibile delle imprese associate? 

Questa la domanda chiave che ha originato il progetto ESG4PMI ed innescato una risposta corale, nostra e dei partner, per aiutare i manager di Confartigianato Cuneo e le imprese associate a dotarsi di nuove conoscenze, consapevolezza, strumenti e modelli allineati ai principi ESG e alla crescita sostenibile del territorio. 

Un approccio graduale, ci ha consentito di formare prima i nuovi “tutor della sostenibilità di Confartigianato Imprese Cuneo”, venti manager selezionati dall’associazione, e poi le imprese associate per un dialogo solido ed efficace. 

Un obiettivo lungimirante e ambizioso che si propone di formare cento imprese nell’arco del 2024. 

ESG4PMI rappresenta, così una risposta costruttiva ed un percorso di innovazione ed accompagnamento, che ha trovato fin da subito un forte commitment della Governance dell’associazione.  

Quale accompagnamento alle imprese artigiane e quali strumenti per guidarle, messi a punto da  Cottino Social Impact campus, Istud e Fieldfisher? 

L’abbiamo chiesto a Caterina Soldi, Development & Program Manager del nostro Campus

“Stiamo facendo un grande lavoro integrato fra partner e pienamente allineato con la mission del Campus di indirizzare e costruire nuovi saperi e saper fare impresa ad impatto. Il progetto non ha solo l’obiettivo di formare e accompagnare i manager dell’associazione e le imprese associate, ma anche di attivare e abilitare un dialogo efficace tra loro con solidi contenuti e nuove competenze per essere artefici del cambiamento, un valore aggiunto per il territorio ed un esempio su scala nazionale nell’ampio ecosistema di riferimento. 

Stiamo stimolando in loro un pensiero strategico al fine di integrare i principi ESG nell’impresa, acquisire la metodologia per attualizzare il loro business model e valutare il loro operato attraverso una survey, guidata da Fieldfisher, in cui le imprese artigiane possano rispecchiarsi e presentarsi agli Istituti di Credito in modo più consapevole e strutturato. 

Un percorso reso possibile grazie al lavoro corale con i manager di Confartigianato Cuneo e ai feedback delle imprese associate, in un momento delicato per le PMI: l’affacciarsi dei primi standard di rendicontazione della sostenibilità a titolo volontario ed avere il timore di essere sotto rappresentate, di non riuscire a trasferire e capitalizzare tutto il valore generato per quando poi diventeranno obbligatori. Dal mio punto di vista, ESG4PMI è un bell’esempio di progettualità multistakeholder che mette a fattor comune la prospettiva dell’ente, istituzionale e di servizio, quella delle imprese associate e quella finanziaria, ad oggi imprescindibile.

Un lavoro di squadra a cui tutti contribuiamo attivamente, in una vera logica di partnership.”

Quale ruolo ha giocato la comunicazione nel dare evidenza al progetto ESG4PMI? 

La comunicazione è un asset fondamentale e risorsa preziosa per fare giungere il valore innovativo e multi stakeholder ESG4PMI. Confartigianato Cuneo ha scelto di caratterizzarne l’identità, creando un nuovo logo, un sito dedicato, ha voluto intervistare tutti i partecipanti ai percorsi formativi, dare voce ai partner.  Un bell’esempio di communication & stakeholder engagement. 

www.esg4pmi.it 

E proprio nell’ottica di dare voce ai partner, il nostro racconto si ferma qui e prosegue nelle parole del Direttore di Confartigianato Cuneo, Joseph Meineri, che in questo video ci racconta il progetto dal suo punto di vista. 

Il progetto è in corso e si concluderà a fine anno, con un grande bagaglio di esperienza e la visione, che ci consentirà di andare ancora più lontano, insieme. 

Oggi, essere un’organizzazione di rappresentanza datoriale ed erogare servizi e consulenze per l’importante tessuto dell’artigiano e delle PMI significa davvero diventare “partner” dell’imprenditore, accompagnandolo, e facilitandolo, nelle sue scelte. Dalle decisioni di tutti i giorni a quelle sul medio-lungo periodo. Ecco perché Confartigianato Cuneo ha avviato con ferma convinzione il percorso “ESG4PMI” formando in modo specifico un team di specialisti dei suoi vari settori operativi. L’obiettivo? Supportare la crescita – economica, ma anche culturale – degli imprenditori, trasmettendo l’importanza della sostenibilità e integrandola in tutti i modelli di business, per un futuro maggiormente a misura d’uomo.
Joseph Meineri, direttore generale Confartigianato Imprese Cuneo


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Torino 25 gennaio 2024 – Giunge oggi al termine la prima fase del Master in User Experience per l’Inclusive Design, quella d’aula, con la presentazione dei cinque project work realizzati dai quindici talentuosi studenti, alla presenza delle aziende partner e della faculty, composta sia da docenti del Politecnico di Torino ed ISTUD Business School sia da professionisti ed esperti del settore. I partecipanti entreranno ora nella seconda fase prevista dal percorso: lo stage retribuito, della durata di sei mesi, presso importanti ed affermate realtà aziendali, agenzie di comunicazione e società di consulenza per le quali stanno sostenendo processi di selezione e già un terzo di loro ha trovato un’opportunità. 

Giuseppe Dell’Erba, Direttore Generale Fondazione Cottino

Il Cottino Social Impact campus è partner di questo nuovo progetto formativo che pone nuovamente per la sua essenza una particolare enfasi sulla crescita, l’istruzione e lo sviluppo professionale dei giovani, nonché sulla sostenibilità a lungo termine creando un impatto significativo nelle comunità come già avvenuto in passato.

“Le presentazioni di oggi costituiscono un passaggio molto importante nel percorso di sviluppo umano e integrale dei giovani partecipanti al Master. Non solo rappresentano l’applicazione pratica di quel set di competenze tecniche, professionali, di quelle abilità trasversali e creative, di quelle capacità critiche assorbite durante tutto il percorso formativo; sono soprattutto la loro testimonianza concreta di passione, investimento e impegno per il progresso sociale ed economico al tempo stesso. Tale Master è esempio di quella formazione trasformativa che rappresenta un pilastro fondamentale per il successo di ognuno dei giovani partecipanti al Master e delle relative comunità. L’approccio filantropico che ci vede impegnati è quello di essere per loro moltiplicatore di soluzioni innovative per affrontare le sempre più complesse sfide della nostra contemporaneità, e fornir loro strumenti per partecipare attivamente alla costruzione di una società più aperta e inclusiva. “

Giuseppe Dell’Erba, Direttore Generale Fondazione Cottino

Francesco Milanesio, Executive Creative Director e Associate Partner di Triplesense Reply – Membro del comitato scientifico del Master  

Ripercorriamo ora insieme le tappe salienti di questo percorso.

Il 20 giugno 2023 avevamo presentato al Campus la prima edizione del Master in User Experience per l’Inclusive Design, organizzato da ISTUD Business School e Politecnico di Torino, che ci vede partner con Triplesense Reply, agenzia di consulenza creativa e di design.

L’obiettivo dichiarato è stato quello di formare una nuova figura professionale: quella dell’UX Inclusive Designer, ovvero un professionista in grado di creare prodotti digitali che siano accessibili e utilizzabili da un’ampia varietà di utenti, indipendentemente dalle loro abilità, età, genere, origine etnica o altre caratteristiche.

Una figura professionale che il mercato richiede fortemente poiché le aziende stanno comprendendo sempre di più il valore commerciale di prodotti digitali inclusivi. Oltre ad adempiere agli obblighi normativi, un design inclusivo può ampliare il mercato di riferimento e migliorare l’esperienza complessiva degli utenti, portando a una maggiore soddisfazione e fidelizzazione.

Inoltre, in un mercato sempre più competitivo, le aziende cercano di differenziarsi offrendo prodotti che mettono in primo piano l’inclusività. Gli UX designer specializzati possono contribuire a sviluppare prodotti che si distinguono per la loro accessibilità e usabilità.

L’ avvio ufficiale del Master si è poi tenuto al Cottino Social Impact Campus, sede del Master nella prima fase d’aula, il 25 settembre 2023, accogliendo un gruppo di quindici giovani studenti, provenienti da tutta Italia ed appartenenti a percorsi accademici differenti, che hanno intrapreso questo percorso formativo con entusiasmo e curiosità, desiderosi di esplorare il potenziale dell’Inclusive Design. Ognuno di loro ha portato con sé una visione unica e la volontà di creare esperienze digitali che abbracciassero la diversità.

Nell’arco di questa prima edizione gli studenti hanno conosciuto più di trenta docenti e professionisti che li hanno posti di fronte a dilemmi etici, sfide tecniche e la necessità di superare i preconcetti nel design tradizionale.

Una fase importante quella della portfolio review: ovvero dell’analisi dettagliata dei portfolio UX degli studenti con focus sull’Inclusive Design. Il processo ha compreso una sessione plenaria per ispirare e sessioni individuali per un’analisi approfondita, affinando abilità e progetti di ogni studente.

Inoltre, per fornire agli studenti un’esperienza utile nell’applicare le conoscenze teoriche acquisite durante il percorso di studio sono stati assegnati loro cinque project work basati su esigenze reali e attuabili di cinque aziende partner appartenenti a differenti settori di mercato.

Ecco i cinque project work presentati nella giornata del 25 gennaio 2024:

Per Agos S.p.A.  «Instant Lending» a cura di Bianca Pani, Domenico Germoglio, Alessandro Assale;

Per Carrefour «L’App Carrefour come asset digitale strategico del journey

omnicanale del cliente che si muove tra mondo e-commerce e retail» a cura di Sofia Piccinelli, Sofia De Biasi, Federico Principe;

Per CNH Industrial «User Experience nel processo di comunicazione con i propri concessionari/dealers» a cura di Michela D’Urso, Michela Risso, Maria Luciana Madau

Per HAVAS CX «L’intelligenza artificiale a servizio del medico» a cura di Andrea Conzato, Mirco Zancone, Aldo Marzo;

Per VMLY&R «Sviluppare un servizio per migliorare la salute orale dei bambini» a cura di Elisa Bonino, Michela Roberto, Anita Raviola;

“La cifra del Master UXiD è stata la focalizzazione sull’Inclusive Design e la partecipazione degli enti attuatori, degli studenti e delle aziende che hanno costituito il field network del Master. Con oggi si conclude la prima parte del Master, quella della fase d’aula. Ma non è finita, anzi!, da domani inizia l’immersione della cartina tornasole del Master, ossia l’esperienza degli studenti nelle organizzazioni. Gli auguriamo di poter dare il meglio, di poter esprimere appieno le loro potenzialità, mettendo a frutto quanto appreso durante le lezioni e nei project work con le aziende, che hanno attraversato tutta la fase d’aula.  Cosi sì che potremo considerare davvero concluso, e con piena soddisfazione, il lavoro svolto per e con loro in questa prima edizione del Master “

Roberta Geusa, Responsabile BU Master e Programmi per i Giovani e Responsabile Placement Master. 


“Dialogo e Hands-on: sono questi gli aspetti più importanti di questo Master, come Interaction Designer e come coordinatore scientifico. È questa la matrice. Ovvero mettere alla prova studentesse, studenti e faculty su un progetto reale concordato con le aziende partner fin dai primi giorni. Credo sia un modo per connettere tutti gli attori, di espandere e applicare le conoscenze, di fare ricerca applicata sempre, sfruttando le capacità empatiche della UX. È stato quindi un progetto condiviso che ha cercato di includere in primis la community creata in aula e che pone solide basi per la seconda edizione.”

Andrea Di Salvo, Direzione scientifica Master in User Experience per l’Inclusive Design 


“Sono stati mesi molto intensi per le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato al Master. Mesi in cui, insieme ai docenti, hanno potuto toccare con mano le molteplici discipline che supportano l’attività quotidiana di UX Designer, concentrandosi sugli aspetti dell’inclusività, ormai irrinunciabili. Per chi, come me, ha lavorato alla costruzione di questo Master per oltre un anno è un momento importante ed emozionante perché chiude la fase d’aula insieme e dà il via a un’altra esperienza questa volta in azienda. Tutto ciò che abbiamo vissuto non può che spronarci a fare ancora meglio nei prossimi mesi per realizzare la seconda edizione.”

Francesca Montagna, Prof. ssa Associata di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione nel Politecnico di Torino 


“Concludere la prima fase del master è un passo importante di crescita personale e professionale. Gli studenti iniziano la loro esperienza nelle diverse aziende portando con sè, non solo un bagaglio di conoscenze  tecniche e specialistiche ma una prospettiva più olistica ed inclusiva del design capace di considerare una vasta gamma di capacità ed esperienze umane. Auguro a loro la possibilità di fare la differenza, con la consapevolezza che il vero successo si trova nell’includere e valorizzare ogni individuo.  

Francesco Milanesio, Executive Creative Director e Associate Partner di Triplesense Reply – Membro del comitato scientifico del Master  


L’augurio da parte di tutti noi è che la loro curiosità e voglia di imparare un futuro digitale più inclusivo e accessibile per tutti non si esaurisca mai, per lasciare un’impronta digitale di inclusività e innovazione nel loro cammino e in quello di tutta la comunità di oggi.

Marella Maramazza, Direttore Generale ISTUD

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Innovare le strategie di people management

Nella trama dei rapporti che legano le imprese al loro territorio e agli attori che lo compongono, l’azienda non è solo un soggetto economico, ma anche un soggetto sociale e culturale

Le azioni di DEI sono pienamente inscritte nel processo strategico per la costruzione di nuovi equilibri tra crescita economica, sostenibilità, benessere delle persone e coesione sociale. 

Gli specialisti delle Risorse Umane devono agire con competenza e consapevolezza il loro ruolo di attori strategici, purpose players e generatori di un impatto addizionale e misurabile, rendendosi “pionieri interni” di politiche e pratiche innovative ma al tempo stesso coerenti con la cultura organizzativa e con l’identità valoriale ed etica dell’azienda. 

L’insieme di vincoli e opportunità (PNRR, ESG, Agenda 2030) oggi in campo sollecita le imprese a mettere a valore i molteplici vantaggi di una gestione consapevole di diversità, equità e inclusione nella cura delle risorse umane, nel riposizionamento competitivo dell’impresa, nel rafforzamento delle sinergie con gli stakeholder.

✔️ Disabilità, ageing, genere, multiculturalità: le dimensioni della Diversity, Equity, Inclusion e il ruolo strategico delle Risorse Umane

✔️ Accompagnare le organizzazioni nello sviluppo di un modello di gestione  in cui possano crescere l’ascolto, l’empatia, la fiducia, il coinvolgimento, l’inclusione

✔️ Sviluppare la propria strategia di HR people management ad impatto  in ottica DEI

✔️ Gli indicatori e le metriche per misurare le politiche DEI in azienda

✔️ Best practice aziendali in ambito DEI

In questo Conversation Meeting dialogheremo con Laura Zanfrini, Direttore Scientifico del pillar Cottino Social Impact Campus e Istud Business School DEI: Diversity, Equity, Inclusion” e Professore ordinario presso l’Università Cattolica di Milano, Caterina Soldi, Development & Program Manager Cottino Social Impact Campus e alcune aziende ospiti impegnate a sostenere i valori di diversità, equità e inclusione attraverso l’adozione di processi aziendali, strutture organizzative e iniziative gestionali: tra le quali AB Holding Spa, AIDP Piemonte e Valle d’Aosta e Reale Mutua Assicurazioni.

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📆 Quando? martedì 7 novembre
🕣 A che ora? 12.00 – 13.00
📱  Dove? In diretta social LinkedIn ISTUD e sui siti ISTUD Business School e Cottino Social Impact Campus



Premiata Fratelli Bonfanti con “B_OND” e menzione di merito del Cottino Social Impact Campus all’impresa Ri-generation.

F.lli Bonfanti, storica azienda produttrice di bottoni di alta moda, è l’impresa premiata alla 3° edizione di Impact Prototypes Labs IP Labs, primo programma pratico per lo sviluppo di progetti aziendali di sostenibilità e ad impatto sociale per innescare processi innovativi che contribuiscano a generare, insieme, impatto positivo. L’impresa ha sviluppato il progetto B_OND, un bottone “intelligente” che funge da dispositivo di SOS che, se premuto, invia la propria posizione GPS e un messaggio di richiesta d’aiuto a numeri preregistrati inseriti su una apposita app. Il dispositivo è pensato per aiutare le persone, e in particolare le donne, in una situazione di pericolo o difficoltà. Al progetto ha lavorato il team composto dagli studenti del Politecnico di Torino Giorgia Ficili, Mattia Ciarpella, Mattia Cicchinè, Edoardo Domenella, e dell’Università di Torino Tamar Tomaradze.

Il progetto è stato premiato, si legge nella motivazione della giuria “per aver ricercato, attraverso l’innovazione tecnologica applicata a un prodotto tradizionale, una soluzione ad elevato impatto sociale a beneficio di ragazze e donne che si trovino in situazioni di pericolo percepito, in tal modo contribuendo a porre fine a ogni forma di discriminazione e violenza sulle donne sia nella sfera privata sia in quella pubblica, attraverso il coinvolgimento attivo della comunità”.

La F.lli Bonfanti è una storica azienda familiare con sede a Torino che produce bottoni alta moda in Italia dal 1946. Da San Francisco a New York, Londra, Parigi passando per Roma, Monaco di Baviera e Osaka, i bottoni Bonfanti sono nelle migliori mercerie e negozi di lane, tessuti e accessori moda.

La menzione di merito del Cottino Social Impact Campus è andata all’azienda Ri-generation, società benefit con sede a Vinovo che rigenera elettrodomestici. Il progetto sviluppato nell’ambito di IP Labs è un progetto “problem driven” volto a rendere più incentivante per le imprese produttrici di elettrodomestici il loro sistema di rigenerazione, attraverso il beneficio di impatto sociale come leva per aumentare la loro sostenibilità e trovare nuove aree di sviluppo del mercato.

Il progetto ha ricevuto la Menzione per l’alto impatto sociale positivo generato come si legge nella motivazione del Comitato Scientifico: “per aver integrato ed arricchito un modello di business nativamente orientato al paradigma dell’economia circolare ad obiettivi di impatto sociale intenzionale, misurabile ed addizionale. L’innovazione di business model, che si arricchisce di importanti strategie di partenariato con rilevanti attori di mercato, è impreziosita dall’intento di includere minori e adolescenti in condizioni di svantaggio attraverso attività di formazione e di acquisizione di nuove capacità.”

Al progetto ha lavorato il team composto dagli studenti del Politecnico di Torino Enrico Ferramosca, Francesco Monaca e Mariantonietta Piconio. “Assistere alla presentazione dei progetti, che hanno saputo interpretare il paradigma dell’impatto ESG insieme ad una community di oltre 200 persone tra imprenditori, manager, docenti, tutor e studenti, è la conferma del successo della terza edizione di IPLabs  dedicata all’innovazione di modelli di business, di prodotti e servizi, di riorganizzazione dei processi e di ampliamento delle competenze– commenta Cristina Di Bari, CEO del Cottino Social Impact Campus e Presidente della Fondazione Cottino. – Un capitale relazionale e di competenze di così ampio respiro rafforza la nostra convinzione che stiamo andando nella giusta direzione che ci vedrà in futuro sempre impegnati per accompagnare e misurare la sostenibilità in tutte le sue espressioni.”

La 3° edizione del programma ha visto 31 imprese del territorio piemontese lavorare per oltre 4 mesi alla realizzazione di 28 progetti ad impatto sociale. Grazie al lavoro a stretto contatto con gli 86 studenti delle Lauree Magistrali del Politecnico di Torino, dell’Università degli Studi di Torino, i 13 docenti con i 30 tutor di Cottino Social Impact Campus e di UniGens si è giunti all’individuazione delle dieci finaliste: Bart, C.IA.C, Coesa, Euro Stamp 1, Fratelli Bonfanti, Labins, Marazzato Soluzioni Ambientali, Ri-generation, Trafilplast, Zama Solutions per aver interpretato al meglio la sfida dell’Impact Economy in base ai criteri di originalità della soluzione proposta, di rilevanza del tema sociale affrontato e di qualità delle metodologie adottate.

La terza edizione di IP Labs, che aveva preso il via il dicembre scorso proprio da Palazzo Birago, si conclude oggi con la presentazione dei progetti finalisti, che per qualità e valore confermano la validità della formula proposta, che fa dialogare studenti e imprese sui temi dell’impatto sociale – afferma Dario Gallina, Presidente della Camera di commercio di Torino. – Si conferma oggi anche l’importanza del lavoro svolto dal Cottino Social Impact Campus, che proprio pochi giorni fa ha inaugurato insieme a noi il nuovissimo Centro di Competenze per la Valutazione e Misurazione dell’Impatto, caso unico in Italia e best practice a livello europeo”.

Per Francesco Brizio, Responsabile Stakeholder & Territorial Developement Development Region Nord Ovest Unicredit, “la sostenibilità è una necessità fondante che riguarda il mercato e le generazioni future, oltre che una grande opportunità. La sfida che viene posta alle imprese è un paradigma di sopravvivenza per le aziende e gli istituti bancari devono ripensare al loro ruolo in questa direzione”.

Le imprese che hanno partecipato hanno avuto l’opportunità di accedere a un programma di apprendimento collettivo con cui esprimere e valorizzare le loro potenzialità e capacità di generare impatto sociale positivo; di comprendere le principali sfide legate alle grandi trasformazioni ambientali e sociali di scala globale; di individuare e qualificare opportunità di innovazione; di conoscere e confrontarsi con altre imprese; di incontrare e lavorare con giovani ad alto potenziale interessati ai temi dell’innovazione e dell’impatto.

IP Labs edizione 2022-2023 è stato possibile grazie ad un investimento complessivo di oltre 200 mila euro della Fondazione Cottino, della Camera di commercio di Torino e di UniCredit e realizzato dal Cottino Social Impact Campus. Tra gli elementi distintivi del programma l’importante ecosistema di competenze, reputazione e partnership: Camera di commercio di Torino, UniCredit, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Fondazione Collegio Einaudi, Unione Industriali Torino, API Torino, Confindustria Canavese, YES4TO, UniGens e Torino Social Impact.

L’Impact Day, i progetti vincitori e le aziende coinvolte sono anche state raccontate in questi articoli:


Martedì 18 luglio, dalle 17 alle 20, le 31 imprese e gli 86 studenti che hanno partecipato alla terza edizione di Impact Prototypes Labs, scopriranno i progetti finalisti che meglio hanno saputo sviluppare innovazione e la creazione di impatto sociale in azienda.

L’Impact Day, l’evento conclusivo di progetto, sarà un momento di confronto e condivisione tra aziende, partner e atenei che negli scorsi mesi hanno collaborato e si sono formati nel percorso di apprendimento sistemico e di rete ideato dal Cottino Social Impact Campus per generare impatto sociale grazie all’unione di imprenditori piemontesi e studenti delle Lauree Magistrali del Politecnico di Torino, dell’Università degli Studi di Torino e del Collegio Einaudi.

All’evento, moderato dalla giornalista de Il Sole 24 Ore Filomena Greco, oltre all’annuncio dei 10 progetti ritenuti maggiormente di valore e dei due vincitori dell’edizione 2023, i partecipanti potranno conoscere la storia di Alessi S.p.A. e del suo impegno sulle tematiche dell’impatto grazie alla partecipazione di Nicoletta Alessi, Benefit Manager dell’azienda e ascoltare un interessante dialogo tra i partner del progetto (vedi locandina).

L’evento, a porte chiuse, sarà dunque un’occasione di incontro e networking in linea con tutto il programma pratico di sviluppo di soluzioni prototipali a impatto sociale, finanziato da Fondazione Cottino, Camera di commercio di Torino e UniCredit e realizzato da Cottino Social Impact Campus. 

Tra gli elementi distintivi del programma l’importante rete di partner: Camera di commercio di Torino, Unicredit, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Fondazione Collegio Einaudi, Unione Industriali Torino, API Torino, Confindustria Canavese, YES4TO, UniGens e Torino Social Impact.


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Un modello per l’Italia e una best practice a livello europeo.

La valutazione d’impatto, ormai, è diventata uno strumento essenziale per gli investimenti pubblici e privati, a livello nazionale e internazionale. Il capoluogo piemontese ha assunto un ruolo chiave in questo processo; è stato presentato ieri presso il Cottino Social Impact Campus il Centro di competenze per la valutazione e misurazione dell’impatto, nato dall’accordo tra la Fondazione Cottino e la Camera di commercio di Torino – Torino Social Impact – e di cui Cottino Social Impact Campus ha assunto nel 2022 la guida scientifica, strategica e la gestione. Una realtà che rappresenta un caso unico in Italia e una best practice a livello europeo.

Per comprendere l’importanza di questo strumento, basti pensare che gli investimenti ad impatto in Italia sono raddoppiati e hanno raggiunto nel 2022 la quota di 35,4 milioni di euro (da Il Sole 24 ore del 12 maggio 2023). Stando al Rapporto EVPA Report «Accelerating Impact. Main takeaways from the first harmonised European impact investment market sizing exercise» del dicembre 2022, in Europa il mercato degli investimenti ad impatto è stimato a 80 miliardi di euro. La cosiddetta finanza a impatto necessita di avere una valutazione affidabile e comparabile dei risultati di impatto generati dai suoi investimenti.

Oggi solo in Piemonte si può contare su 5.500 realtà organizzative a impatto sociale, di cui circa 2.300 unità nel territorio della città metropolitana di Torino.

La valutazione dell’impatto sociale è indispensabile non solo per il Terzo Settore, ambito in cui è nata e si è sviluppata, ma anche per la pubblica amministrazione e le imprese. Oggi, anche a fronte della grande quantità di risorse finanziarie pubbliche che stanno arrivando sul mercato, ad esempio tramite il Pnrr, la misurazione dell’impatto deve essere affidabile e qualificata, così come la sua rendicontazione, per dare risposte reali ai problemi urgenti della società, come la povertà, l’immigrazione, la bassa scolarità, le discriminazioni, la mancanza della casa, ecc.

Con un finanziamento su base triennale di oltre 400mila euro della Fondazione Cottino , il Centro si pone come punto di interazione tra istituzioni pubbliche e private, soggetti rappresentativi della Cooperazione, del Volontariato, del Sindacato, degli ordini professionali, insieme ai soggetti di rappresentanza delle aziende private, per sviluppare competenze e cultura sulla Valutazione e misurazione dell’impatto sociale, a beneficio dell’intero sistema, e soprattutto, per definire e sperimentare soluzioni innovative in cui l’impatto sociale sia sempre più valorizzato, anche finanziariamente.

«Il Centro rappresenta una nuova tappa del percorso intrapreso da Torino nel campo dell’economia d’impatto, all’interno del quale il Campus Cottino assume un ruolo di primo piano nel fornire professionalità, strumenti e occasioni di studio e aggiornamento sulle strategie del futuro», commenta Cristina Di Bari, Ceo di Cottino social impact campus e Presidente della Fondazione Cottino. «La misurazione degli impatti è sia un atto di responsabilità nei confronti degli stakeholder e della società sia una grande opportunità per orientare gli investimenti e le strategie verso obiettivi e processi di innovazione inediti e sperimentali».

«Con il Centro si sta costruendo un luogo di competenze dell’impatto sociale, tema su cui Torino ha un ruolo all’avanguardia», commenta Dario Gallina, presidente della Camera di commercio di Torino. «La visione verso l’impatto non è solo una vocazione del mondo produttivo, ma una scelta strategica e politica che, è dimostrato, rende le imprese più performanti anche sul piano economico. È un fatto, così come lo è la necessità di autorevolezza e scientificità e il Centro di competenza ha trovato nel Cottino Social Impact Campus la sede più opportuna: abbiamo già avuto modo di coglierne e apprezzarne la preparazione, le capacità e le potenzialità. Ad esempio, con i percorsi formativi IP Labs, che permettono di instaurare un rapporto stretto tra studenti e imprese».

Al progetto partecipano, come partner accademici, l’Università di Torino, il Politecnico di Torino, il Collegio Carlo Alberto, e grazie alla collaborazione con gli attori partecipanti al Centro, è stata creata una community di oltre 30 valutatori, profili di eccellenza sul piano nazionale ed internazionale, sono stati individuati da Lega Cooperative, Confcooperative, l’Ordine Dottori Commercialisti, Vol.To, le rappresentanze sindacali, l’Unione Industriali di Torino, Confindustria Canavese.


Tra le attività del Centro vi sono:

A supporto del Centro è stata avviata la piattaforma di content sharing collaborativo a disposizione di tutti i soggetti interessati che il Centro ha creato per offrire formazione, sperimentazione di nuove pratiche valutative, supporto metodologico ai valutatori, validazione e certificazione di interventi sul campo, networking tra i migliori centri di studio nazionali e stranieri sui temi dell’impatto.

Ad oggi sono oltre 100 le risorse su tutto il territorio nazionale che stanno andando a costituire i primi dati del repository del Centro, ma i ricercatori sono al lavoro e stanno arricchendo il database di nuovi dati.

Il Centro è stato inoltre individuato come soggetto realizzatore del Protocollo di intesa per la Misurazione dell’impatto sociale per la valorizzazione del patrimonio immobiliare e la riqualificazione urbana per la collaborazione tra la Città di Torino, la Camera di commercio di Torino e la Fondazione Compagnia di San Paolo, siglato lo scorso settembre con validità fino a tutto il 2024, con l’obiettivo di mettere a punto e sperimentare soluzioni innovative per tenere in conto, anche sul piano della monetizzazione, gli impatti sociali nel processo di immissione e valorizzazione sul mercato dei beni immobili pubblici.

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Il 30 maggio è stata presentata a Torino la ricerca sul ruolo e sulla figura professionale del Social impact manager promossa da Asfor – Associazione Italiana per la Formazione Manageriale in collaborazione con Cottino Social Impact Campus e SAA – Torino School of Management.  

Chi è il social impact manager? Quali competenze deve avere?


Quale ruolo può assumere all’interno di imprese e organizzazioni? Sono alcune delle domande che hanno animato la ricerca promossa da ASFOR in partnership con gli associati Cottino Social Impact Campus e SAA-School of Management, i cui risultati sono stati presentati il 30 maggio a Torino con il convegno “Quale ruolo per il social impact manager? Formare per generare valore sociale”.

Obiettivo della ricerca, e dell’incontro, definire la fisionomia, l’utilità e la potenziale collocazione di una figura che all’interno delle aziende si occupi di gestire e di rendicontare, con attenzione specifica, le tematiche di natura sociale connesse con l’attività d’impresa. Identificando percorsi formativi utili a svilupparne le competenze, affinché la gestione degli aspetti sociali diventi un driver di valore socioeconomico per l’impresa e anche per il territorio.

Una figura trasversale

«Asfor promuove un’intensa ricerca sul campo, in collaborazione con aziende, istituzioni pubbliche, fondazioni, terzo settore. Lo fa secondo le rigorose metodologie scientifiche proprie delle business school associate e con una visione inclusiva e multidimensionale che ha reso l’associazione un punto di riferimento per lo sviluppo del nostro Paese. Questa ricerca si rivolge a un ampio pubblico e intende sollecitare la capacità di leggere il contesto, alimentando la riflessione e il dialogo. La figura del social impact manager è trasversale alle varie funzioni e avrà un ruolo strategico nel tradurre dalla teoria alla pratica le azioni di sostenibilità sociale delle organizzazioni e nel costruire una nuova cultura di relazione e condivisione», afferma il segretario generale di Asfor, Mauro Meda.

Nuovi paradigmi aziendali

«I risultati della ricerca, a conferma dei segnali che SAA recepisce da territorio, istituzioni e allievi, evidenziano un forte interesse verso i temi legati alla sostenibilità. Nuovi paradigmi aziendali e nuovi modelli di business richiedono competenze manageriali e imprenditoriali che includano i temi ESG nelle scelte strategiche in un nuovo modo di fare impresa. SAA – School of Management di Torino da sempre caratterizzata da un mix di storia e innovazione è in prima linea per supportare il tessuto socio-economico nella transizione verso un nuovo modello di business per un’impresa sostenibile e responsabile», continua Davide Caregnato, direttore di SAA – School of Management, Università di Torino

Impatto sociale, dimensione trainante

«Scandagliando il mondo dalle aziende, emerge la necessità di un profilo professionale che inglobi la gestione di tutte le tematiche collegate alla sostenibilità e all’impatto sociale, ben oltre il solo aspetto ambientale. Si avverte inoltre un enorme bisogno di formazione: alla conoscenza normativa, indispensabile in ingresso, devono aggiungersi altre, più complesse, competenze, che si maturano nel tempo, in una dimensione di lifelong learning nella quale un up-skilling e re-skilling continuo consente alle persone di adattarsi ai continui cambiamenti. Il contesto dinamico offre ampio spazio di collaborazione tra chi costruisce la formazione e chi ne ha bisogno per portare i risultati sul mercato, aprendo nuove opportunità di progettazione cogestita, innovativa, che coinvolge le filiere. Più che un punto di arrivo, questa ricerca è un punto di partenza verso il rafforzamento di competenze, la formazione e l’accreditamento di profili professionali capaci di guidare il sistema economico verso una crescente responsabilità sociale», spiega Manuela Brusoni, presidente della Commissione di Accreditamento Asfor, Dean’s Delegate for Accreditation SDA Bocconi School of Management e responsabile della ricerca sul social impact manager.

Formazione pratica, sperimentale e trasformativa

«La ricerca presentata è stata uno stimolo importante per rendere efficace il confronto tra le imprese, gli enti di formazione e tutti gli attori impegnati nella transizione verso una autentica sostenibilità e una cultura dell’impatto. La sfida su come raggiungerla è la mission del Cottino Social Impact Campus che si impegna anche attraverso Istud Business School a realizzare una formazione pratica, sperimentale e trasformativa che a tutti i livelli dell’azienda porti a considerare l’impatto ingrediente determinante del posizionamento identitario e della capacità di innovare di imprese e organizzazioni», osserva Giuseppe Dell’Erba, direttore di Fondazione Cottino.  

Produrre valore condiviso

«Siamo di fronte a una fase di cambiamento strutturale del concetto stesso di impresa, all’interno della cui catena del valore diventa essenziale, e sempre più fattore competitivo, saper produrre valore condiviso, economico, ambientale e sociale, confrontandosi e interagendo con gli stakeholders e raccordandosi alle strategie di sviluppo sostenibile, nazionali e regionali. Nell’ottica di creare imprese e società responsabili e sostenibili nel tempo. Questo richiede accompagnare il management delle imprese in questo processo di trasformazione», sottolinea Marcello Bogetti, responsabile Center for Business and Society – SAA School of Management dell’Università di Torino.

Integrare le competenze tradizionali

«La consapevolezza della propria capacità trasformativa e l’impatto positivo sono oggi prioritari per le imprese che devono integrare responsabilità sociale e sostenibilità nella loro strategia. Dalla ricerca e dal convegno è emerso quanto sia necessario contemperare le competenze manageriali tradizionali con quelle di leadership nel plasmare la cultura organizzativa e nell’integrare l’impatto in tutte le funzioni aziendali, per definirne gli obiettivi e realizzarlo cosicché abbiano effetti positivi verso la società, l’ambiente e gli stakeholder interni ed esterni», conclude Cristina Di Bari, CEO del Cottino Social Impact Campus.

Alla mattinata di lavori hanno preso parte anche Fabio Carosso, Vicepresidente e Assessore della Regione Piemonte con deleghe a Urbanistica, Programmazione territoriale e paesaggistica, Sviluppo della Montagna, Foreste, Parchi, Enti locali; Alberto Tonelli, Dottorando in Business and Management, Università di Torino; Alain Devalle, Professore Ordinario in Economia Aziendale – Università di Torino; Claudia Galetto, Coordinatrice del gruppo di ricerca Sostenibilità e governance nell’Area Crescita sostenibile e sviluppo del territorio di IRES Piemonte; Rossella Sobrero, Presidente Koinètica;Marisa Parmigiani, Responsabile Sustainability Gruppo Unipol; Angelo Perez, Ceo &Co-founder Weco impresa sociale srl; Marella Caramazza, Board Member Cottino Social Impact Campus e Direttore generale ISTUD Business School; Carlo Majorino, Amministratore Unico SAA – School of Management, Università di Torino.

Media partner, formaFuturi.news, la rivista di cultura manageriale di Asfor e Apaform.

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Perché sostenibilità e impatto sono oggi così importanti per le aziende? Quali aree interne all’impresa vengono influenzate e devono essere modificate? Quali decisioni nuove devono essere prese per guidare il cambiamento?

A queste domande puntano a rispondere i 28 team di IP Labs formati da imprenditori e imprenditrici e oltre 80 studenti e studentesse, nei 5 mesi di pratica, sperimentazione e training on the job previste dal progetto. Lo faranno in quanto protagonisti diretti e attivi che, insieme, svilupperanno un progetto di innovazione verso la creazione di un vero impatto sociale.

Cosa porta le 31 imprese che hanno aderito al progetto – e le persone che le animano – a credere ed impegnarsi in un programma di sviluppo pratico di soluzioni di innovazione come quelle previste in Impact Prototypes Labs?

Le imprese che hanno aderito a IP Labs sanno che è necessario credere e impegnarsi nel paradigma della sostenibilità, perché da questo dipende il futuro proprio e della propria comunità di riferimento e sanno anche di dovere accedere a livelli di conoscenza e consapevolezza più elevati, che indirizzino le scelte e i comportamenti verso vette di visione e innovazione ancora più alte che nel passato, diventando i veri acceleratori dell’inclusione sociale e della transizione ecologica.

Cosa farà sì che in questi mesi di lavoro in comune, IP Labs diventi un vero processo di apprendimento, cambiamento e sviluppo culturale?

Come ha spiegato Marella Caramazza, Board Member del Campus, Direttore Generale di ISTUD Business School e docente nel percorso IP Labs durante il kick off, tenutosi venerdì 3 marzo, sono 6 i fattori motivazionali che hanno portato gli imprenditori ad aderire al progetto e che dovranno essere tenuti sempre accesi durante il percorso:

Con queste motivazioni 31 imprese che hanno deciso di dedicare tempo ed energie ad un percorso formativo e di accompagnamento che non vuole soltanto incidere sul piano dell’efficacia aziendale, ma anche generare ricadute positive sul territorio e sulle comunità di riferimento. Un percorso grazie al quale gli imprenditori e le imprenditrici non si limitano ad ascoltare, ma diventano protagonisti diretti attraverso la sperimentazione e l’approccio fortemente pratico del progetto. Che, partendo dalla sperimentazione e dalla esposizione a stimoli e concetti nuovi, necessariamente porta alla creazione di nuovi significati e modelli mentali, concettuali ma soprattutto culturali.

Lo stesso metodo di learning by doing che coinvolge anche studenti e studentesse del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino che, insieme alle imprese, si sono assunti l’impegno di cogliere la sfida dell’innovazione, con la consapevolezza del sempre maggior valore che la sostenibilità e l’impatto assumono in tutti i livelli dell’ecosistema torinese, dall’ambito socio-economico, a quello culturale e di comunità.

«Siamo nel secondo tempo della partita – sono le parole del professor Mario Calderini, Scientific Advisor del Cottino Social Impact Campus e Professore Ordinario della School of Management del Politecnico di Milano che è intervenuto con il suo keynote speech “Innovation for Purpose” nel corso del kick off – Il secondo tempo di una partita in cui le semplici azioni “green” sono state sdoganate, in cui le dichiarazioni di intenti non sono più abbastanza.
Le metriche ESG – Environmental, Social, Governance – dettano le macro aree su cui le agende politiche, commerciali e finanziarie lentamente iniziano ad allinearsi e che in IP Labs, grazie all’eterogeneità delle competenze degli studenti e delle studentesse partecipanti, potranno essere valorizzate grazie alla collaborazione, all’esperienza e alla compartecipazione delle imprese»

Intenzionalità, addizionalità e misurabilità – le tre dimensioni della sostenibilità – entreranno così a far parte del bagaglio culturale che le imprese introdurranno nella propria strategia per dare luogo a quella richiesta di trasformazione a cui il tessuto imprenditoriale è chiamato a rispondere. Ideare, concettualizzare e razionalizzare i contenuti della formazione sono infatti le tre fasi fondamentali con cui si realizza il processo di apprendimento collettivo e si genera una reale trasformazione culturale. Apprendere, far propri e calare nella propria realtà i concetti trasmessi, non relegandoli allo status di semplici nozioni, è ciò che serve per sviluppare quella consapevolezza capace di generare cambiamento.

È per tutte queste ragioni che il valore della formazione in IP Labs, multidisciplinare e innovativa, con docenti nazionali ed internazionali, è racchiuso nell’esperienza e nella capacità di sperimentare. Una didattica che permettere a tutte e tutti, imprese, tutor e giovani provenienti dagli Atenei torinesi, di riconoscere e comprendere i benefici della sostenibilità, osservando mutamenti tangibili e reali, e di assumere nuove consapevolezze dallo scambio di competenze esperte da una parte e visioni fresche dall’altra.

Impact Prototypes Labs è un programma di sistema che coinvolge alcuni dei maggiori player del territorio piemontese: Camera di commercio di Torino, UniCredit, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Fondazione Collegio Universitario Einaudi, Unione Industriali Torino, API Torino – Associazione Piccole e Medie Imprese di Torino e Provincia, Confindustria Canavese, YES4TO, UniGens – Organizzazione di Volontariato, Torino Social Impact.


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Il progetto IP Labs è pensato per accompagnare le imprese del territorio alla scoperta di modalità nuove e compatibili con gli obiettivi di profitto pergenerare un impatto sociale positivo, contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone nelle comunità di riferimento.

L’impatto sociale positivo che il progetto IP Labs mira a fare emergere è caratterizzato da alcuni elementi imprescindibili, che qualificano le strategie di sostenibilità delle imprese in senso generativo e trasformativo, rendendo le stesse degli elementi di posizionamento strategico distintivo e di competitività.

Abbiamo chiesto a Mario Calderini, Professore Ordinario presso la School of Management del Politecnico di Milano e Scientific Advisor del Campus, quali siano questi elementi fondamentali per le imprese e come si declinano nel progetto IP Labs.

«In primo luogo, l’adesione ai principi di intenzionalità, misurabilità e addizionalità che definiscono la triade di impatto. Intenzionalità significa, in breve, che chiediamo alle imprese di definire ex-ante gli obiettivi di impatto che intendono perseguire rendendoli espliciti e misurabili senza accontentarsi della semplice rilevazione delle esternalità positive che promanano dal normale esercizio del loro business. Misurabile significa appunto dotarsi di un sistema di metriche atto a rilevare affidabilmente i cambiamenti realizzati attraverso le iniziative. Addizionalità significa darsi obiettivi ambiziosi, senza limitarsi a quelle iniziative di sostenibilità e impatto che sono irrilevanti per scala e dimensione o a quelle che sono intrinsecamente legate alla gestione ordinaria del business. Al contrario, lo spirito di IP Labs è quello di legare la ricerca di impatto sociale a progetti di innovazione che consentano di esplorare forme non convenzionali di sostenibilità mantenendole compatibili con gli obiettivi di efficienza e profittabilità. In una parola, la sfida di IP Labs è quella di fare leva sui progetti di sostenibilità e impatto sociale per innescare processi innovativi che contribuiscano a realizzare, insieme e inscindibilmente, profittabilità e impatto».

In che modo le imprese possono generare impatto grazie a IP Labs?

«IP Labs si caratterizza per una ricerca di un impatto sociale positivo che non si limita al funzionamento interno dell’impresa e al miglioramento delle condizioni di benessere delle persone direttamente coinvolte nelle attività, ma guarda a un insieme ampio di stakeholder, includendo per esempio i clienti, i fornitori, tutti coloro che sono coinvolti nella supply chain fino anche a persone che potrebbero beneficiare indirettamente di caratteristiche dei prodotti, di competenze dell’impresa, o di asset produttivi. Per questa ragione, IP Labs accompagna le imprese a generare impatto sociale positivo su tre piani: quello delle operations (impatto realizzato attraverso interventi sui processi interni), quello dei prodotti o servizi (impatto realizzato attraverso innovazioni di prodotto o servizio orientate a generare impatto migliorando la profittabilità degli stessi) e quello delle allocazioni delle risorse finanziarie (la scelta di orientare le risorse finanziare ad allocazioni di partecipazione o investimento caratterizzate da forte allineamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile)».

Ma quali sono quindi le scelte e azioni che un’azienda può compiere per generare impatto sociale?

Esistono alcuni archetipi attraverso i quali generare impatto sociale positivo, intenzionale, misurabile e addizionale. Si può partire dalle operations, sviluppando pratiche volte a migliorare l’inclusione di persone svantaggiate, a promuovere la parità di genere e la diversity, a favorire l’integrazione e la multiculturalità. O ancora, includere nella propria supply chain soggetti di natura ibrida, esplicitamente orientati alla generazione di impatto sociale, ad esempio attraverso l’inserimento di soggetti svantaggiati o particolari caratteristiche della fornitura. Anche investire in innovazione dei propri prodotti e servizi è una possibilità per sviluppare caratteristiche che li rendano inclusivi, più accessibili e veicoli di miglioramento del benessere delle persone nelle comunità di riferimento. Un altro modo è quello di condividere delle proprie competenze, mettendole al servizio di chi intende sviluppare prodotti e servizi esplicitamente volti a risolvere problemi sociali, utilizzandole quindi per sviluppare nuovi prodotti e servizi con un esplicito obiettivo di impatto sociale. Si può scegliere poi di condividere anche i propri asset produttivi o logistici, mettendo questi ultimi a disposizione di chi necessiti capacità produttiva per realizzare prodotti e servizi con obiettivi di impatto sociale a basso costo. C’è chi decide di promuovere modelli di consumo orientati a generare impatto sociale positivo nella società o nelle comunità di riferimento o di innovare i propri modelli e servizi di welfare aziendale, anche attraverso la condivisione in rete basata su piattaforme di servizi e infrastrutture. Ovviamente si può intervenire anche sui propri investimenti finanziari, privilegiando nei criteri di allocazione quegli asset che rispondono a più elevati parametri di impatto sociale e in generale compiendo scelte strategiche che bilancino gli interessi della comunità, mitigando le logiche di profitto puramente estrattive, ad esempio nelle scelte di localizzazione, nelle fusioni e acquisizioni o nelle scelte di outsourcing.


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