Impact Prototypes Labs è un laboratorio di apprendimento collettivo, un percorso intergenerazionale e interdisciplinare che crea impatto positivo per il territorio, per i suoi partner e soprattutto per le imprese, le studentesse e gli studenti che vi partecipano, contribuendo attivamente ad un ecosistema capace di visione, attento all’ascolto e al coraggio di fare squadra per la creazione di modelli innovativi che siano di stimolo anche per altri contesti.
Questo è il punto di partenza che guida il report di valutazione dell’impatto di IP Labs. Trae origine dal successo delle sue quattro edizioni e dalla volontà di rendere tangibile il valore generato. Rappresenta la sperimentazione di un modello di strategia, gestione, misurazione dell’impatto di un progetto di sistema, nei suoi elementi tangibili e intangibili.
Indirizzato, condotto e finalizzato dal Cottino Social Impact Campus, ente strumentale di Fondazione Cottino, grazie alla partecipazione di imprese e studenti e alla validazione di tutti i partner IP Labs, il report ha anche la funzione di un caso studio per comprendere meglio il cuore della valutazione dell’impatto, il processo e le metodologie utilizzate, integrando aspetti quantitativi e qualitativi.
In un hub dell’innovazione come Torino, molte imprese affrontano ancora difficoltà strutturali nel tradurre la sostenibilità in cambiamenti organizzativi concreti e nel reperire competenze metodologiche adeguate. IP Labs nasce nel 2020, come risposta a questo bisogno. Un laboratorio interdisciplinare e intergenerazionale dove imprese profit, organizzazioni dell’economia sociale, giovani talenti universitari, docenti ed esperti co-progettano soluzioni reali per governare il cambiamento.
La valutazione presentata nel report, focalizzata sull’apprendimento collettivo, ha osservato tre livelli:
Per misurare il valore generato, è stato utilizzato un approccio mixed-methods che a partire dalla Teoria del Cambiamento (ToC) integra rilevazioni, strumenti di raccolta dati quali-quantitativa e il metodo narrativo per raccogliere le esperienze vissute dai protagonisti. Questo ha permesso di approfondire e analizzare non solo i risultati immediati (output), ma anche i cambiamenti di medio-lungo periodo (outcome) e l’impatto sistemico sull’ecosistema territoriale.
Il report restituisce la fotografia di un progetto capace di scalare e generare valore diffuso. Nelle prime quattro edizioni, IP Labs ha coinvolto:
Ma sono le evidenze sulla trasformazione culturale a segnare il successo del modello:
Il report, consultabile integralmente al link qui sotto, costruisce un quadro dei risultati delle edizioni passate e consolida il programma come un’infrastruttura culturale e metodologica per la diffusione dell’impatto fra le organizzazioni e i giovani e l’ecosistema, ponendo l’impatto al centro delle strategie di sviluppo.
Siamo orgogliosi di condividere questi risultati con la nostra community, consapevoli che ogni dato qui raccolto è un punto di partenza per nuove sfide e per la V edizione di IP Labs.
Questo primo traguardo non sarebbe stato possibile senza il contributo di chi ha creduto nel progetto sin dall’inizio. Grazie alle imprese che si sono affidate e sfidate nel percorso, ai giovani che hanno colto l’opportunità, agli Atenei torinesi, che insieme a noi contribuiscono alla generazione di competenze, ai tutor e a tutti partner dell’ecosistema IP Labs, per averlo reso insieme un modello di ispirazione per il territorio e un vero motore di apprendimento collettivo:
Camera di commercio di Torino, Torino Social Impact, Politecnico di Torino e Università degli Studi di Torino, UniCredit, Unigens, Fondazione Piemonte Innova, Fondazione Collegio Universitario Einaudi, Unione Industriali di Torino, Api Torino, Confindustria Canavese, YES4TO.
Lo scorso 13 luglio il World Economic Forum ha diffuso il report annuale Global Gender Gap Report 2022 giunto alla sua sedicesima edizione e dedicato ai livelli di attuazione delle misure riduttive del gender gap in tutti settori e livelli lavorativi. Un’analisi dall’area corporate al terzo settore, passando dalla rappresentazione politica fino al lavoro di cura e assistenza.
I dati emersi, a livello globale, riportano un trend complessivo di lieve miglioramento rispetto al 2021, ma di certo non ottimista: in base agli andamenti attuali, per raggiungere la piena parità di genere, impiegheremo ben 132 anni.
Rispetto al 2020, che prevedeva 136 anni per il raggiungimento della Gender Parity c’è quindi un lieve miglioramento, ma non è ancora (ovviamente) abbastanza.
Puntando la lente di ingrandimento sull’Italia, la situazione è stabile, ma lontana da un risultato che possiamo considerare di successo. Il nostro Paese risulta infatti al 63esimo posto al mondo su 146 posizioni complessive e 25esimo in Europa su 35 nazioni totali.
Ma se è vero che il report sottolinea una situazione complicata, è altrettanto importante ricordare che sono stati diversi, negli anni, gli interventi legislativi che hanno cercato di intervenire sul gender gap in ambito lavorativo nel nostro Paese.
La parità di genere e la riduzione delle disuguaglianze sul posto di lavoro infatti passa anche dai ruoli dirigenziali che le donne possono ricoprire. Dopo la proroga della Legge Golfo-Mosca sulle quote di genere nei CdA e la proposta sulla trasparenza salariale presentata dalla Commissione Europea, il nostro Paese ha anche visto l’approvazione della legge 162 del 2021 (legge Gribaudo) che punta a favorire la parità retributiva e le pari opportunità sul luogo di lavoro.
Dal 1° gennaio 2022 inoltre è prevista una certificazione sulla parità di genere con l’obiettivo di riconoscere le misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. E la legge Gribaudo riconosce anche sgravi fiscali alle aziende che possono dimostrare interventi e risultati in tema di parità di genere. Senza contare che, in ottica di trasparenza, è anche stato istituito un Comitato tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle imprese costituito da rappresentanti del Dipartimento per le pari opportunità, dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, delle consigliere e dei consiglieri di parità, di rappresentanti sindacali ed esperti.
In Italia, nel 2022, le donne detengono il 32% delle posizioni aziendali di comando, 2 punti percentuali in più rispetto al 2021. Le donne CEO sono salite al 20% così come quelle con ruoli nel senior management al 30% nel 2022. Tuttavia, secondo il rapporto annuale “Women in Business“ di Grant Thornton, il nostro Paese rimane ancora nelle retrovie tra le 30 economie mondiali analizzate.
La stessa ricerca nel 2021 aveva rilevato, infatti, che le posizioni di CEO occupate dalle donne erano scese al 18% rispetto al 23% registrato nel 2020, andando sotto la media dell’Eurozona (21%) e delle rilevazioni fatte a livello mondo (26%). Invece, a livello globale, la ricerca ha mostrato che rispetto al 2021 aumentano le donne CFO (oggi al 37%) e COO (al 24%), mentre scendono di 2 punti le donne CEO (24% rispetto al 26% dello scorso anno).
Tenendo alta l’attenzione su questo tema e lavorando per aumentare la consapevolezza che un mondo che prevede la parità di genere in ambito lavorativo, e non solo, è un mondo migliore. Per tutti.
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Nello specifico, il Rapporto curato da ASviS, restituisce una panoramica su come sono stati integrati nelle politiche regionali, delle province autonome e delle città metropolitane in Italia.
Gli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) sono complessivamente 17 e sono contenuti all’interno dell’Agenda 2030, siglata da 150 leader mondiali che ne hanno condiviso i principi in comunione con i criteri descritti dall’ONU nel settembre 2015.
Perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile rappresenta una sfida che i principali attori mondiali si sono impegnati ad affrontare per permettere il pieno sviluppo di ogni Paese ponendo attenzione sulle diverse aree di azione.
Non una questione soltanto politica quindi, ma un tema che coinvolge la sfera sociale ed economica, dotato inoltre di una profonda valenza culturale, soprattutto là dove il concetto di sostenibilità non è mai stato presente fino ad ora.
Il Rapporto Territori 2021 trae supporto per la propria rilevazione dal Sustainable Development Report 2021 curato dal Sustainable Development Solutions Network.
E ci pone di fronte ad un primo dato positivo: nella classifica dei 193 Paesi membri l’Italia si trova al 26esimo posto nell’integrazione e nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Un buon “posizionamento” che non deve però frenare il nostro Paese di fronte alle tante sfide e ai miglioramenti che ancora ci attendono.
Infatti, se nelle Province Autonome e nelle Regioni, si individuano trend positivi che riguardano l’incremento delle coltivazioni biologiche, il miglioramento dei tempi della giustizia, una riduzione dell’abbandono scolastico e una sensibile diminuzione della mortalità, sono invece negativi i dati relativi al tasso di occupazione, alla disponibilità di reddito delle famiglie, alla riduzione della produzione dei rifiuti e alla spesa in ricerca e sviluppo. Senza dimenticare l’assenza di miglioramenti nella gestione delle aree marine protette e della riduzione di consumo del suolo.
Una situazione simile a quella delle Città Metropolitane, che evidenziano difficoltà legate anche all’inquinamento atmosferico, ma che registrano un andamento positivo per quanto riguarda i livelli di istruzione accademica di alcune fasce di età, il consumo annuale di energia e la riduzione del sovraffollamento delle carceri.
È evidente che c’è ancora molto da fare per far sì che in Italia, come nel resto dei Paesi membri dell’ONU, si arrivi, entro il 2030, alla piena integrazione degli SDGs nelle dinamiche di sviluppo sociali ed economiche della propria popolazione e del proprio territorio.
Nel frattempo, enti come OECD, ASviS, SDSN e tutte le realtà affini come il Cottino Social Impact Campus, si impegneranno nella sensibilizzazione e nella diffusione di una rinnovata coscienza volta al cambiamento sociale.
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